L’ombra della P3 dietro il crac di Banca Etruria

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Flavio Carboni (P3), Mureddu e Ferramonti fornivano al vicepresidente della banca aiuti e i nomi dei dirigenti da assumere. Gli affari con Tiziano Renzi e Tulliani. Indagano due procure.
Non dimentichiamo che siamo ad Arezzo, la terra di Licio Gelli. Che forse (battuta) è morto di ‘crepacuore’ dopo lo scoppio dello scandalo…

Tutto ruota intorno a 15 società che avrebbero ricevuto “finanziamenti allegri” da Banca Etruria e contribuito così al fallimento della Banca.
Il legame tra queste società sotto indagine che avrebbero ricevuto finanziamenti da Banca Etruria e il cerchio d’affari intorno al Presidente del Consiglio passa per la compravendita del teatro di Firenze, messo in vendita nel 2009 proprio da Matteo Renzi,quando ricopriva il ruolo di sindaco del capoluogo toscano. Valutato 46 milioni e 900 mila euro dai dirigenti del Comune di Firenze (scarica la perizia ufficiale) è stato comprato al prezzo stracciato di 23 milioni di euro, dal giro stretto dei Renzi, anche con i soldi dei risparmiatori truffati.

, società di cui l’ex presidente di Banca Etruria Lorenzo Rosi è stato a lungo presidente, che è parte dell’assetto societario della Corso Italia Firenze, proprio la società che ha acquistato il teatro comunale di Firenze.

L’amministratore della Corso Italia guarda caso è Lorenzo Rosi  (l’ex presidente di Banca Etruria) e fra i titolari di quote ci sono entrambi i soci di Tiziano Renzi nella Party srl: la Nikila con il 69% e la Societé generale Focardi con il 6%, oltre alla Syntagma, società di cui Lorenzo Rosi è tutt’oggi amministratore unico, e al cui interno figura la Nikila di Ilaria Niccolai.
I soci della Corso Italia si incontrano poi in moltissime società che si occupano della realizzazione degli outlet tra queste anche la Egnazia Shopping Mall, società di cui oltre alla Nikila, la Syntagma di Rosi e la Castenuovese, è socio anche Andrea Bacci, amico storico del premier e primo finanziatore di Matteo Renzi. Bacci fu nominato da Renzi alla guida della società della provincia di Firenze Florence Multimedia, pagata con i soldi dei contribuenti e realizzata appositamente per gestire la comunicazione e l’immagine di Matteo Renzi. Insieme a Bacci nella Florence Multimedia sedevano altri due fedelissimi del premier: Marco Carrai e Guelfo Guelfi. Il secondo è oggi membro del Cda della Rai, il primo è noto a tutti per l’amicizia con il Premier.
Dopo una serie di aste deserte la svendita del teatro è arrivata non più con pubbliche aste, ma con trattativa privata passando dalla Cassa Depositi e Prestiti.
Centrale il ruolo di Matteo Del Fante, direttore generale della Cdp e anche presidente di Cdp Investimenti sgr, il veicolo che ha tecnicamente perfezionato l’acquisto dell’ex Teatro comunale.
Guarda caso un fiorentino, quanto è piccolo il mondo, e sempre guarda caso premiato dopo questa operazione con una promozione: oggi è il nuovo AD di Terna, il colosso energetico avente comeazionista di riferimento Cassa Depositi e Prestiti con il 29,85%.
Ma la passione di questo gruppo di società che si snodano tra Firenze, Arezzo e i paradisi fiscali è la costruzione di outlet.
Tiziano Renzi è così legato all’affare degli outlet che si è presentato di persona ai sindaci di Fasano e Sanremo per promuovere la creazione di outlet simili a quelli realizzati a Reggello e Pescara.
Il gigantesco conflitto di interessi su Banca Etruria riguarda sempre di più non solo la Boschi ma direttamente il Presidente del Consiglio e il suo strettissimo giro familiare e amicale.
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Tiziano Renzi, padre del Presidente del Consiglio, è socio in affari con Lorenzo Rosi, ultimo Presidente di Banca Etruria prima del commissariamento, coinvolto oggi nell’indagine della Procura di Arezzo. Lavorano insieme per la realizzazione degli outlet in varie città. Amministratrice di una società è, tra l’altro, Laura Bovoli, madre di Matteo Renzi.

Tutta una grande famiglia.