ITALIANO PESTATO DA 7 IMMIGRATI: “ERANO PROFUGHI”

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Novità su questa notizia: Italiano pestato a sangue da 7 immigrati mentre va al lavoro

«È accaduto tutto in pochi minuti – racconta Manuel -. Era quasi mezzanotte, ero seduto su una panchina e stavo aspettando una persona. A un certo punto un ragazzo straniero mi si è avvicinato e ha iniziato a provocarmi. Io gli ho detto di allontanarsi e di lasciarmi stare. Lui si è diretto verso un gruppo di suoi amici. Hanno iniziato a deridermi e poi improvvisamente hanno cominciato a picchiarmi. Erano in 7, credo si trattasse di profughi che alloggiano al Silos, e mi sono piombati addosso sferrandomi una serie di pugni al volto e al corpo. Ho cercato di proteggermi e di difendermi come potevo. Fortunatamente sono riuscito a divincolarmi ed a scappare di corsa verso via Udine chiedendo aiuto».

«Sono ancora molto scosso per quello che è accaduto tanto che faccio fatica a dormire – spiega Manuel, che ha lavorato come idraulico e magazziniere, ma che attualmente è disoccupato, oltre che invalido al 15 per cento a causa di un brutto incidente in motorino -. Sono una persona tranquilla che non va in cerca di guai. Il problema è che questa città non è più sicura come un tempo ed ormai si ha paura ad uscire soprattutto la sera. Non è una questione di razzismo, ma è indiscutibile che con gli ultimi arrivi dei richiedenti asilo in città le cose sul fronte della sicurezza sono peggiorate».

 

Poi un appello alle istituzioni: «Ho ricevuto tantissime attestazioni di solidarietà da parte di amici, conoscenti e semplici cittadini e questo non può che farmi piacere – conclude Manuel -. All’amministrazione, sindaco in testa, chiedo semplicemente di adoperarsi per aumentare la soglia di sicurezza in questa città. D’accordo l’accoglienza agli stranieri, ma è ora che si faccia qualcosa anche per i triestini».

Sulla vicenda interviene anche il pugile Fabio Tuiach, amico di vecchia data di Manuel Pozzecco, che annuncia per questa mattina un presidio in piazza Libertà: «Un modo per lanciare un segnale di legalità in questa città, come peraltro abbiamo già fatto la scorsa estate ai Topolini – precisa Tuiach -. Sono preoccupato per quello che sta succedendo da un po’ di tempo a questa parte a Trieste e sono stufo che ci siano delle persone che vengono a fare i prepotenti a casa nostra».

Possiamo dire che i profughi stanno mettendo in pratica gli insegnamenti: SE SEI PROFUGO LA PALESTRA È GRATIS: TE LA PAGA IL COMUNE (VOI)

«Il gruppo facebook “Stop immigrazione a Trieste” nasce del 2014 – spiega Marco Prelz – dopo lo stupro subito da una signora nel giardino della propria abitazione a Opicina. Subito dopo il fatto la signora Debora Matticchio si è sentita in dovere, come donna, di costruire questo gruppo. Da lì in poi c’è stata una crescita esponenziale di iscritti mese dopo mese fino a superare di gran lunga i 1000 iscritti che ci ha spinto a proporre iniziative come banchetti in diverse zone della città. Abbiamo portato anche una raccolta firme dedicata in Comune quando in tempi non sospetti dicevamo che già 230-240 immigrati erano un numero molto anno per una città come Trieste che non ha molte strutture dedicate. In quel contesto la Vice-Sindaca ci aveva comunicato che il governo centrale non avrebbe mai mandato più di 300 immigrati in città. Passato un anno però abbiamo visto che le cose sono andate diversamente, ora in città abbiamo oltre 1000 immigrati pur essendo privi di stretture d’accoglienza adeguate a tutta la richiesta».

«La situazione al Silos – continua – è emblematica, in questo caso abbiamo chiesto all’amministrazione comunale che trovi in tempi rapidi un accordo con le Coop Nordest, proprietaria del luogo, per chiudere la zona perché uno sgombro non basta in quanto rimane lo stesso rimane aperto e gli immigrati riescono ad entrare senza problemi. C’è un susseguirsi di persone che risiedono in quel mondo, peraltro in contatto tra di loro: infatti non appena il «silos viene liberato, immediatamente altri richiedenti asilo arrivano e lo riempiono».

«Stiamo facendo – spiega Prelz – già da tempo banchetti sia qui che a Valmaura per raccogliere firme per un’istanza che a breve presenteremo in Comune. Essa prevede 4 punti fondamentali: intanto un consiglio straordinario ad hoc aperto ai cittadini che possano intervenire ed ascoltare le diverse posizioni, chiediamo la chiusura e bonifica dell’area silos e controlli sanitari per i richiedenti asilo non perché pensiamo che tutti coloro che arrivano in Italia siano malati, ma per dare un controllo maggiore a favore dei contri concittadini che frequentano i bus e vanno nei bar esattamente come gli immigrati. Chiediamo inoltre un sostegno economico ai tanti concittadini che vivono in una situazione economica precaria a causa della crisi».

«Per quanto concerne le palestre, i richiedenti asilo hanno delle agevolazioni. Ci sono alcune palestre, e mi riferisco a quelle comunali, dove loro non pagano in quanto hanno l’abbonamento pagato dal Comune. Per quanto riguarda le tessere dell’autobus, vengono spesi ogni mese 28 mila euro dalla Caritas. Siamo venuti poi a sapere che metà di queste vengono a loro volta vendute dagli stessi richiedenti asilo in quanto sono sprovviste del nominativo. Tra l’altro se prendono la multa in quanto sprovvisti di abbonamento la Caritas paga pure queste sanzioni. Il tutto lo riteniamo inaccettabile considerando poi che ci sono tanti triestini che non possono permettersi di pagare 34 euro la mese per la tessera mensile. A questo proposito il 9 dicembre ho un incontro con la l’assessore provinciale con delega ai trasporti per cercare di intavolare una trattativa con la Trieste Trasporti e valutare misure e strategie a favore dei tanti triestini che non possono permettersi di pagare l’abbonamento».

«Rispetto agli altri gruppi e pagine dedicate all’argomento immigrazione presenti in città – conclude – abbiamo sempre tentato di unire le forze in quanto se si fa squadra le cose si riescono a fare meglio. Purtroppo in tanti gruppi c’è la volontà di apparire all’esterno più degli altri. Ed è questo purtroppo il grande errore si fa. Stiamo assistendo ad una escalation di movimento spontanei nati da basso direttamente dai cittadini in quanto la politica in questi anni ha dimostrato poco interesse verso i cittadini e si stanno muovendo da soli».

 




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