Sindacalisti e affaristi gestivano rete di permessi soggiorno falsi

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L’inchiesta della Guardia di Finanza di Verona, in collaborazione con la Polizia di Stato e il personale ispettivo dell’Inps, ha portato alla luce un’organizzazione che permetteva a cosiddetti migranti clandestini di ottenere o rinnovare, dietro pagamenti in denaro, il permesso di soggiorno, attraverso contratti di lavoro falsi. Tipico. Il 90 per cento degli immigrati regolari sono, in realtà, spacciatori con il permesso falso per operaio o badante. Risorse.

I componenti della banda sono stati denunciati alla Procura della Repubblica veronese per favoreggiamento dell’immigrazione
clandestina: tra loro, una consulente del lavoro si occupava della documentazione falsa e di un nigeriano che aveva il compito di reperire poi altri stranieri da mettere in regola. Business.

L’indagine, iniziata nel 2014 per contrastare il lavoro nero, ha permesso di scoprire un sodalizio organizzato da un imprenditore veronese, titolare di una finta ditta operante nel settore della lavorazione dei metalli, risultata di fatto inesistente.

Un po’ come fa il sito internet stranieriini…. pubblicizzando, a pagamento, consulenze per aggirare le leggi.

Le attività investigative hanno rivelato che ogni lavoratore pagava una somma di denaro variabile tra i 200 e i 750 euro; inoltre i controlli dei finanzieri hanno consentito di ricostruire oltre 50 falsi lavoratori. Li espelleranno?

Dovrebbero andare in galera anche i clandestini, non solo i farabutti traditori che hanno messo in piedi il business.

Un business ormai superato, ora ci pensa direttamente il governo.




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