Figlio di papà industriale: “Immigrati risorsa”, per lui

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La differenza tra chi si è fatto da sé, lavorando, e un figlio di papà, è bene esemplificata dal totale disaccordo sul tema immigrazione, tra il presidente di Confindustria (quella vera), e il presidente dei ‘giovani industriali’, l’asilo dove i ‘papy’ mandano i figli a giocare all’industriale.

Mentre il primo, Squinzi, ha definito un errore fare entrare immigrati. Dicendo che non sono una risorsa, Marco Gay – un nome che è tutto un programma – parlando al solito happening di Capri, al con­ve­gno dei gio­vani (figli) impren­di­tori di Con­fin­du­stria, dei quali è pre­si­dente, ha detto che “senza di loro l’Italia non ce la potrebbe fare”, e che “sono una risorsa”.

Sono una risorsa per lui. Ovvio. Lui come potrebbe fare, senza la colf filippina, l’autista nigeriano e gli operai romeni? Dovrebbe addirittura pagare il giusto dei lavoratori italiani! Anatema.

Tanto per chiudere il cerchio del ridicolo, ha pronunciate queste parole in un’intervista al Manifesto. Altri che Marx non sanno più nemmeno chi sia, ora hanno Luxuria.




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