Il Liber Acheronticus della Tabula Capuana − Massimo Pittau

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tabula capuana

PREMESSA

La Tabula Capuana, fatta con terracotta bruna (cm 62 x 48/49 cm) e detta impropriamente anche Tegula perché assomiglia lontanamente a una tegola, è stata trovata a Santa Maria di Capua Vetere, in Campania, nel 1898. Purtroppo non fu acquisita dal Museo di Napoli perché il suo direttore la ritenne un falso, mentre fu riconosciuta come autentica e pertanto acquistata da uno studioso tedesco, Ludwig Pollak. Poco dopo entrò a far parte del patrimonio del Museo di Berlino, del quale attualmente costituisce uno dei cimeli più importanti e preziosi.

Molto probabilmente la Tabula è stata trovata nella necropoli dell’antica città etrusca. Una forte conferma di questa circostanza del ritrovamento viene dal fatto che laTabula contiene un «Calendario di cerimonie funerarie». Tanto è vero che quasi tutte le divinità citate appartengono al gruppo degli «Dèi Inferi», con in testa LEΘAM = Lethe cioè «Ade, Plutone».

La Tabula è scritta secondo la modalità bustrofedica, con avvio sinistrorso, cioè da destra a sinistra e viceversa. La scrittura ha un andamento piuttosto corsivo; essa presenta la “interpunzione sillabica”, ma purtroppo questa non è stata applicata alla perfezione dallo scriba e ciò adesso determina qua e là notevoli difficoltà di segmentazione o separazione di un vocabolo dall’altro.

Per danni subiti dalla Tabula l’iscrizione manca della sua riga iniziale, inoltre è guasta qua e là, mentre è molto guasta ad iniziare dalla sua riga numero 31 fino alla numero 62.

Il testo risulta diviso in 10 sezioni orizzontali, probabilmente in funzione dell’antica suddivisione dell’anno in 10 mesi, ad iniziare da Marzo. Infatti sono stati individuati i nomi dei mesi di aprile (APIRE), maggio (ANP[EL]IE), giugno (ACALVE).

Per considerazioni di carattere epigrafico il testo risulta relativamente antico e per considerazioni di carattere storico relative alla presenza degli Etruschi a Capua, esso è stato riportato al periodo tra il 525 e il 475 a. C. È quasi certo che il testo della Tabula sia stato ricopiato rispetto a un testo precedente (M. Cristofani 88).

La Tabula presenta un testo di circa 190 vocaboli conservati, secondo per lunghezza solamente al Liber Ritualis della Mummia di Zagabria, che ne presenta poco più di 500. Però il testo della Tabula risulta più antico di quello del Liber di più di un secolo, dato che il testo originario del Liber è stato riportato appena alla fine del sec. V a. C.

In fatto di semplice “interpretazione” generale gli studiosi hanno intravisto quasi subito che la Tabula conteneva un «Calendario di cerimonie funerarie» e in virtù di questa sua caratteristica funeraria il testo della Tabula Capuana può essere considerato e detto uno dei “Libri Acherontici”, quelli che hanno avuto come precedenti storici i “Libri dei Morti” della religione degli Egizi. Esso inoltre è stato accostato ai «Libri Rituales» della tradizione degli Etruschi e dei Romani. La Tabula infatti quasi di certo richiama appunto i Libri Rituali con la denominazione di RIΘNAITULTRA(-IS).

Quasi certamente la Tabula era sistemata in un locale chiuso e coperto, un tempietto (FANU) del cimitero, mentre è da escludersi che fosse sistemata all’aperto, perché l’azione distruttiva degli agenti atmosferici di certo l’avrebbe dissolta in poco tempo. Molto probabilmente la Tabula era fissata, in senso orizzontale e con ganci di metallo (di cui si vedono ancora i fori ai bordi del reperto), ad un’ara del tempietto. LaTabula sarà stata sistemata in codesto modo, come una sorta di “messale aperto” di materia solida e fissa ad uso dei sacerdoti officianti. In una certa misura la Tabula sarà servita anche come tavola sacrificale e per questo motivo si spiegherebbe la circostanza che la sua parte inferiore, per il maneggio degli arredi sacri (patera, calice, vasi, ecc.) è finita col deteriorarsi parecchio.

Nel documento è citato un gentilizio, LAVTUN ICNI «gens o famiglia Ignia» (corrispondente al gentilizio lat. Ignius, realmente documentato nella vicina Irpinia), la quale molto probabilmente aveva donato al tempietto del cimitero sia un “catino” o bacile di metallo (CAΘNI) con la scritta del donatore (CANUL-IS) sia la Tabula di terracotta. Questa famiglia non ha tralasciato di menare vanto, per quattro volte, di fronte ai sacerdoti e ai fedeli, di avere fatto preparare, scrivere e piazzare la Tabula, secondo quella usanza che trova innumerevoli riscontri nelle Chiese cristiane di tutti i tempi da parte di “generosi donatori” di statue, dipinti, balaustre, acquasantiere, confessionali, banchi, ecc.

Nella Tabula risultano citate, con maggiore o minore probabilità, alcune località della Campania, vicine a Capua: CalesBaiaeCuma, Campi Flegrei, gli antri della Sibilla Cumana Capua/Volturno.

*    *    *

Anche a questo documentato, quasi come al Liber Ritualis della Mummia di Zagabria, hanno dedicato parecchia attenzione tutti gli studiosi che si sono interessati ex professo della lingua etrusca, ma con risultati finali di interpretazione e soprattutto di “traduzione” molto deludenti. Certamente la Tabula Capuana è il testo più difficile fra tutti quelli che possediamo della lingua etrusca. A parere dello scrivente le grandi difficioltà di approccio a questo documento dipendono da queste cause concomitanti e convergenti:

1) Il testo non è completo, bensì è parziale e inoltre risulta qua e là guasto.

2) La “interpunzione sillabica” non è sta adoperata dall’antico scriba alla perfezione; circostanza che talvolta rende impossibile una esatta segmentazione o separazione dei vocaboli.

3) Il testo apparteneva a una città, Capua, che certamente conobbe il dominio degli Etruschi, ma che risultava decentrata rispetto all’Etruria propriamente detta, ragion per cui la lingua etrusca che vi risultava parlata e scritta aveva particolarità fonetiche, morfologiche e grafiche non esattamente uguali a quelle delle città dell’Etruria.

4) La Tabula Capuana è uno dei testi etruschi più antichi, per cui presenta usanze fonetiche, morfologiche e anche grafiche non esattamente uguali a quelle più recenti.

5) Il Liber Ritualis della Mummia di Zagabria e la Tabula Capuana in effetti hanno una identica caratteristica fondamentale: quella di essere un «calendario cerimoniale», il primo è un «calendario cerimoniale liturgico», il secondo è un «calendario cerimoniale funerario». In diretta conseguenza di questo fatto il loro testo linguistico non appare come intrinsecamente “discorsivo” e come strettamente “unitario”, ma sembra frantumato o spezzettato, con una fondamentale caratteristica, quella  “suggeritoria o suggestiva” od “allusiva”,  cioè la caratteristica di una semplice “traccia” fatta con “accenni” rivolti ai sacerdoti e ai fedeli per le operazioni rituali e cerimoniali e per le preghiere che dovevano effettuare e che essi conoscevano alla perfezione. Insomma il testo linguistico dei due importanti documenti della lingua etrusca risulta per noi moderni grandemente difficile e oscuro perché sembra fatto a “spezzoni”, con la conseguenza che il significato di uno di questi spezzoni non dipende né condiziona il significato degli altri spezzoni pur contigui.

Io ho cercato di ovviare a questo carattere “spezzettato” ed “allusivo” del documento, inserendo nella mia traduzione italiana qualche segno di punteggiatura moderna. Però si vede chiaramente che neppure questo accorgimento riesce a dare alla mia traduzione italiana un minimo di “unità”, di “discorsività” e dunque di “scorrevolezza”.

*    *    *

La bibliografia relativa anche a questo testo è immensa e praticamente si identifica con buona parte di quella relativa a tutta la lingua etrusca in generale.

Ovviamente per il testo ricostruito e trascritto della Tabula ho fatto riferimento ai tentativi che sono stati effettuati negli ultimi tempi e precisamente a quelli di Massimo Pallottino, che è del 1968 (Testimonia Linguae Etruscae, Firenze 1954, I ediz., 1968, II ediz., siglaTLE), di Francesco Roncalli, che è del 1985 (Scrivere Etrusco, Milano 1985, ediz. Electa, a cura di F. Roncalli), di Helmut Rix, che è del 1991 (Etruskische Texte, Editio Minor, I Einleitung, Konkordanz, Indices; II Texte, Tübingen 1991) e infine a quello di Mauro Cristofani, che è del 1995 (Tabula Capuana, Firenze, edit. Olschki). Quest’ultima opera di Mauro Cristofani è molto importante e meritoria sul piano strettamente filologico, ma praticamente l’Autore non vi ha mai affrontato il problema della “traduzione” del testo, né in tutto né in parte.

 

Liber Acheronticus

della

TABULA CAPUANA

 

TESTO ETRUSCO

e traduzione interlineare

 

(——30/40——) VACIL·ILUXU (—-7/8—-)

   (——30/40——) VACIL ILUXU [—-7/6—-]

   —————–  rito di nenia funebre   –?–

AI·SA[V]CNES·SATIRIASAXIIA(—–30/32—–)

  AI SA[V]CNES SA TIRIA SAXIIA[C](——-28/30—–)

sì al sacrificio per sei infausti presagi e magie  –?–    –?–

3 (—–18/20—-)ERIΘUΘ·CUVACIL·ŚIPIR·ŚURILEΘAM·SUL·CITAR·TIRIA

   [—— NUNΘ]ERI ΘUΘCU VACIL ŚIPIR ŚURI LEΘAMSUL CI TAR TIRIA

[——-da celebrare un rito tutelare con rosmarino per Suri; (sono) di Lethe tredici  infausti presagi

CIM·C·LEVAA·CAS·RIHALX·TEI·VACIL·I·CEI·ŚUNISAV·LASIE(—-10—-)

   CIM CLEVA ACASRI HALXTEI VACIL ICEI ŚUNI SAVLASIE(—7–)[MUL]

e tre offerte da fare col bronzeo vaso rito per questo canto Saliare, donato

URIZILEPICAS·RISAV·LASIEI·S·VACIL·LUNAŚIEFACAIX·NAC·FULI

   U RIZILE PICASRI SAVLASIEIS VACIL LUNAŚIE FACA IXNAC FULI

dalla famiglia (Ignia) da assegnare al (corteo) Saliare, rito mensile propizio così come

NUŚ·NES·VACIL·SAV·CNES·ITNAMULIRIZILEPICAS·RIIANE VACIL·L

   NUŚNES VACIL SAVCNES IT[U]NA MULU RIZILE PICASRI IANE VACIL L

il rito del fumoso sacrificio conveniente, donato dalla famiglia (Ignia) da assegnare a Giano, il rito

EΘAM·SUL·S·CUVUNEMAR·ZAC·SACA¦

   EΘAMSUL SCUVUNE MARZAC SACA¦

   di Lethe e presenta il bacile la Profetessa (Sibilla Cumana)¦

 8IŚVEI·TULEILUCVEA·PIRASELEΘAM·SUL·ILUCUCUIES·XUPER·PRICIPEN·A·PIRES·

IŚVEITULE ILUCVE APIRASE LEΘAMSUL ILUCU CUIESXU PERPRI CIPEN APIRES

per la consacrazione nenie funebri in aprile a Lethe, nenia funebre in requiem da intonare il sacerdote di aprile

 9 RAC·VANIES·HUΘ·ZUS·LERIΘNAI·TUL·TEI·SNUZAIN·TEHAMAI·ΘICUVEI·S CAΘNIS·F-N

   RACVANIES HUΘ ZUSLE RIΘNAITULTEI SNUZA INTE HAMAIΘI CUVEIS CAΘNIS F[A]N

quattro preghiere di requiem secondo il rituale, vasetto nella (città di) Cuma col cavo catino

10 I-MAR·ZAIN·TEHAMAI·ΘIITAL·SAC·RIU·TUS·E·CUN·ZAI·ITIAL·XUSCUV·SERIΘNAI·TU

    I[RI] MARZA INTE HAMAIΘI ITAL SACRI UTUS ECUNZAI ITI ALXU SCUVSE RIΘNAITU

da consacrare il bacile nella (città di) Cuma, da profetizzare secondo l’uso a quel Dio (Apollo), donato con offerta secondo il rituale

11L·TEI·CIZUSLEA·CUN·SIRICIMANUN·ΘERIE·Θ·IŚUMAZUSLEVAI·A·PIRENUN·ΘER

     LTEI CI ZUSLE ACUN SIRICIMA NUNΘERI EΘ IŚUM<A> ZUSLEVAI APIRE NUNΘER

da recitare tre preghiere scaccia-sorcime e questa stessa cosa per le preghiere da recitare per aprile

12IA·V·Θ·LEΘ·A·IUM·VACIL·IALEΘAM·SUL·NUN·ΘERIVACIL·IARIΘNAI·TAE·Θ·A·ΘENE

    I AVΘLEΘ AIUM VACIL IA LEΘAMSUL NUNΘERI VACIL IA RIΘNAITA EΘ AΘENE

e nel tempio sì al rito, sia per Lethe (è) da celebrare il rito, sia per il rituale la patera  sacrificale

13I·CAPER·PRICELUTULEA·PIRASEU·NIAL·ΘITUR·ZAE·S·XAΘ·CEE·I·IŚUM·UNIAL·Θ·A·RA

    ICA PERPRI CELUTULE APIRASE UNIALΘI TURZA ESXAΘCE EI IŚUM UNIALΘ ARA

da intonare per il Cielo (Urano) in aprile e nella festività di Giunone un pizzico di incenso e con l’esca; e non fare la stessa cosa  nella festività di Giunone

14E·P·NICEI·NUNΘ·CUCIIEI·TURZAI·RIΘ(—)AE·I·TIIAHAL·X·A·PER·TULEA·PHES·ILU·CUVACI·LZUXN

EPNICEI NUNΘCU CIIEI TURZAI RIΘ[NAI]TA EITIIA HALX APERTULE AΦES ILUCU VACIL ZUXN

per l’epinicio (canto di gloria) celebrato con tre pizzichi di incenso a  norma del rituale col vaso bronzeo all’apertura nenia funebre all’ Avo (Capostipite) in rito comunitario

15 EE·L·FARIΘNAI·TUL TRAI·S·VANEC·CALUS·ZU·LEVAA·TU(–)NEIN·PAVINAI·Θ·ACAS·A·PH

 E ELFA RIΘNAITULTRAIS VANEC CALUS ZUSLEVA ATU[M]NE INPA VINAIΘ ACAS AΦ

pane d’orzo secondo i Libri Rituali e per il sotterraneo Calus preghiere in autunno che il vignaiolo (sta) lavorando, all’Avo (Capostipite)

16ES·CITAR·TIRIACITUR·ZARIΘNAI·TULASNENAZIULAS·TRAVAI·USER·HIVUS·NIΘUS·C·RI

 ES CI TAR TIRIA CI TURZA RIΘNAITULA SNENAZIULASTRA VAIUSER HIVUS NIΘUSC RI

tredici infausti presagi, tre pizzichi di incenso per i rituali servizi di massaggio e di pulizia (delle terme) di Baie

17 ΘNAI·TULAHIVUS·TRAVAIUSER·SNE(–)ZIULAS·

   ΘNAITULA HIVUSTRA VAIUSER SNE[NA]ZIULAS

coi rituali massaggi del servizio (termale) di Baie

________________________________________________________________________________

18IŚVEI·TULEILUC·VEA·N·P(—)ELARUN·S·ILUCUHUX·ŚAN·TIHUŚIAL·XUE·S·XAΘ·CANULIS·MULU·

IŚVEITULE ILUCVE ANP[ILI]E LARUNS ILUCU HUX ŚANTI HUŚI ALXU ESXAΘ CANULIS MULU

per la consacrazione nenie funebri in maggio a Larun, nenia funebre ora al biondo Bambino (Maris/Cupido) regalato con l’esca (e) con (apposita) iscrizione

19 RIZILEZIZ·RIIN·PA (–) AN·A·CAS·RITINIAN·TULELEΘAM·SUL·ILUCUPER·PRIŚAN·TIA·R·VUS·

RIZILE ZIZRI INPA (–)AN ACASRI TINIANTULE LEΘAMSUL ILUCU PERPRI ŚANTI ARVUS

della famiglia (Ignia)  –?–  che  –?–  da fare per il divo Lethe la nenia funebre da intonare per la bionda messe

20 TAA·IUS·NUN·ΘERI

     TA AIUS NUNΘERI

        di sì da celebrare

________________________________________________________________________________

21 A·CAL·VEA·PER·TULESAIUZIE LEΘAM·SUL·ILUCUPER·PRIŚAN·TIMAVILUTULEITI

    ACALVE APERTULE SA IUZIE LEΘAMSUL ILUCU PERPRI ŚANTI [ARVUS] MA[C ]VILUTULE ITI

in giugno il sei all’apertura giustamente la nenia funebre a Lethe (è) da intonare per la bionda messe per i cinque villaggi

22R·ŚVER·FALAL·(–)HUSILITULEVEL·ΘUR·T(–)S·C·LAV·TUN·IC·NISERIL·TUR·ZAES·XAΘ·CE¦P

RŚVER FALAL[ZA] HUSILITULE VELΘUR[N]T [CAΘNI]SC LAVTUN ICNI SERIL TURZA ESXAΘCE ¦ P

(in) tutte le colonnine per l’infanzia in Volturno (Capua) e nel catino la famiglia Ignia per la (sua) discendenza (brucia) un pizzico di incenso con l’esca

23 ACUS·NAŚIEΘANUNARITUR·ZAE·S·XAΘ(–)NIS·(–)AV·TUN·IC·NIZUS·LE(–)ŚILACIIUL·E·SES·SAL·XE

ACUSNAŚIE ΘANUNARI TURZA ESXAΘ [CAΘ]NIS[C L]AVTUN ICNI ZUSLEŚILACIIUL ESES <SALXEI>[SAXIIE]

nel mese di Bacco (novembre) a Thanr un pizzico di incenso con l’esca e nel catino la famiglia Ignia (fa) preghiera di consolazione di uguale potenza magica

24 I·CALAIEI·C·LEN[–]AI·STIZAI·TEI·Z L·RAPAZ(———–)NIIAC·(–)V·TUN·IC·NISERIL·TUR·ZAE·

I CALAIEIC LEN[IN]AI STIZAITEI Z[A]L RAPA Z[USLEVA] (——-)NIIAC (–)[LA]VTUN ICNI SERIL TURZA E

e nella fossa di requiem (= tomba) per segno due rape come preghiere getta (?)  e brucia (?)  la famiglia Ignia per la (sua) discendenza un pizzico di incenso

25 S·XAΘ·CELAXUΘ·NUN·ΘE(—-)EI·(TU A·CAS·RILAX·Θ·TUR·ZAI·S·E·S·XA(——-)Θ A·CAS·EΘ·ZUS·LEVA

SXAΘCE LAXUΘ NUNΘE[RI](–)EITU ACASRI LAX[U]Θ TURZAIS ESXA[Θ] (—-)Θ ACAS EΘ ZUSLEVA

con l’esca nella fossa da pregare –?– da fare nella fossa con un pizzico di incenso con l’esca –?– facendo le preghiere

26 STIZAI·TEI·A·CAS·RIPACUS(—-) EΘU LAΘIUMIAIZUS·LEI·ŚIXAIEI·T(–) TIRIIAI·FANUxEI·PEP·ΘIAI·RA

STIZAITEI ACASRI PACUS[NAŚI] EΘU[R] LAΘIUMIAI ZUSLEI ŚIXAIEI T[AR] TIRIIAI FANUSEI PEPΘIAI RA

per segno da fare il collegio bacchico nell’antro (della Sibilla) con preghiera in silenzio per i dieci infausti presagi a benedizione per la maturazione (dei semi e frutti)

27 TUCEXINIAI·TEI·TUR·ZAE·S·XAΘ·CEE·Θ·(—7/8—)

     TU CEXINIAITEI TURZA ESXAΘCE EΘ (—-7/8—-)

     e ratificata secondo legge un pizzico di incenso con l’esca  –?–   –?–

________________________________________________________________________________

28PAR·ΘUNIILUCVEIŚVEI·TULETINUNUS·SEΘUM·SAL·C·ILUCUPER·PRICIPEN·TAR·TIRIAVACI[L]F

PARΘUMI ILUCVE IŚVEITULE TINUNUS SEΘUMSALC ILUCU PERPRI CIPEN TAR TIRIA VACI[L] F

per il parto, nenie funebri per la consacrazione a Tinia e settimanale nenia funebre da intonare il sacerdote per i dieci infausti presagi, rito

29 ULINUŚ·N (——–)

    ULINUŚN[ES] (——)

    del fumata

30 E·TULANATINUSNAL·ILUCUITUNAFULINUŚNAI·ΘENUN·TE·ΘU (—-?)

    ETULA NATINUSNAL ILUCU ITUNA FULINUŚNAI ΘENUNT EΘU (—?)

 pecora idule alla (dea) Discordia, nenia funebre conveniente alla fumata (nel)le Idi correnti

31 MAC·VILULULEPAPUI·(—–)SEILU(—–)ΘAS·XRATUR·ZAE·S·XA(——)E RAPA

     MAC VILUTULE PAPUI [APIRA]SE ILU[CVE](–)ΘASXRA TURZA ESXA[Θ] (—)E RAPA

per i cinque villaggi all’Avo in aprile nenie funebri da intonare –?– un pizzico di incenso con l’esca da bruciare (?) rape

32 FUL(—-20/22—-)UM·(——21/23—-)NIŚER·SIHEFINAPAPA

     FUL[INUŚNES] (13/15—-)UM xx(—-21/23—-)NIŚERSI HEFINA PAPA

     della fumata          –?–       –?–          –?–         –?–    scomparso Avo

33 RIZAPAPAΘI(——51/53——)I·CE

     RIZA PAPAΘI(——51/53——)ICE

     radice nell’Avo    –?–       –?–

34 TAL·(–—43/45—–)SAL·IX·RAXUΘ·TAR·X

     TAL (—–43/45—–)SAL IX RAXUΘ TARX

          –?–   –?–      –?–   due così a destra

35 UΘ·CISASIN·EZIA(–?–)

     U[N]Θ CISASIN EZIA(–?–)

    Tarconte (de)poni!       –?–

36 ZAL·ΘIRIE·I(—–54/56—–)TA

    ZAL ΘIRIE I(—–54/56—–) TA

con due infausti presagi –?–  dieci

37 R·T(——58/60—–)RAS·CERUR

     R T[IRIA](—58/60—–)RAS CERUR

infausti presagi  –?–  –?–  fattura magica

38 AZARUF-NI(——56/58——–)

    A ZARU FANI[RI](—-54/56——–)

    decimo/a da consacrare  –?–    –?–

39 (—–60/61—–)L

     (—–60/61—–)L

    –?–  –?–    –?–

40 IŚV-I·T(——-58/60—–) HANA

     IŚVEIT[ULE ILUCVE](—-48/50—–) HANA

nenie funebri per la consacrazione (—) ispirato/a

41 X·HA(——58/60——-)IA

    X HA(——58/60——-)IA

     –?–       –?–        –?–

42 A·PER·TU(——–55/57——)PRINE

    APERTU[LE] (—-55/57——)PRINE

    all’apertura     –?–     –?–       –?–

43 RA(——56/58———-)E

     RA(——56/58———-)E

     –?–      –?–       –?–

44 NITUL(——56/58—–)FANI

    NITUL(——56/58—–)FANI

    –?–        –?–         da

45 RIRIIA[——54/56—–]PRAI

     RI RIIA(—–54/56—–)PRAI

     consacrare –?–  –?–   –?–

46 (——–61/63——–)L

     (——–61/63——–)L

     –?–      –?–     –?–

47 VACI(————51/53—-)ERI

     VACI[L-](———47/49—-) [NUNΘ]ERI

      rito           –?–     –?–          da pregare

48 NEI·(——58/60——-) RIΘN

     NEI·(——58/60——–) RIΘN

        –?–        –?–        secondo il

49 AI·TUL·T(——52/54——)

     AITULT[EI](—-52/54——)

     rituale        –?–       –?–

50 (———-50/52——-)UTULE

     (———-44/46—) [MAC VIL]UTULE

      –?–          –?–   per i cinque villaggi

51 E·S·X(——–57/59——)X–

    ESX[AΘ](—–57/59——)X–

    con l’esca  –?–  –?–  –?–

52 TU(——57/59——)T(–)UMA

    TU(——57/59——)T(–)UMA

     –?–        –?–            –?–

53 XEI·(—)X(——57/59——)LATA

    XEI (—)X(——57/59——)LATA

    –?–          –?–             –?–

54 V·S(——57/59——-)E(—)ETEI·

     V S(——57/59——-)E(—)ETEI

       –?–          –?–             –?–

55 CLI·SUT(—)UIN(—-54/56—-?)

     CLISUT (—)UIN(—-54/56—-?)

      –?–           –?–        –?–

56 IŚVEI·(——-54/56——-)ELΘRITEC·ΘA

     IŚVEI[TULE ILUCVE] (—44/46——) [V]ELΘRITEC ΘA

 per la consacrazione nenie funebri  –?–  –?– e nel (pileo di) feltro

57 M·CUI·TI(——52/54——)E·S·

     MCU ITI(xxTINx(—-52/54——)ES

    disposto   –?–      –?–      –?–

58 XAΘ·(——-50/52——)US·A·CAS·CELUTU

     XAΘ (——-50/52——)US ACAS CELUTU[LE]

 con l’esca   –?–      –?–      facendo (d)al Cielo (Urano)

59 A·PER·TUL(——56/58—–)ALE

     APERTUL[E] (—–56/58—–)ALE

     all’apertura     –?–   –?–    –?–

60 CE(—–52/54—–)A·S·XA

     CE(—–52/54—–) ASXA [CAΘ]

    –?–   –?–   –?–  vaso)(ossario

61 NIS·C·LAV·TUNUI(———) ZIXUN (—-)

     NISC LAVTUNUI [ICNI] (—) ZIXUN

     e nel catino per la famiglia Ignia –?– scrivi(lo) –?–

62 (——)ULIS·ZIXUN·CE

     (—)[CAN]ULIS ZIXUNCE

 –?–  e con iscrizione scrivi(lo).

LESSICO E COMMENTO

ACALVE (TCap 21) significato quasi certo «in giugno» (probabilmente è una forma aggettivale).

ACAS (TCap 15, 25, 58)  significato quasi certo  «facendo, lavorando» (in gerundio presente). Vedi ACASCE, ACASRI.

ACASRI (TCap 4, 19, 25, 26) significato quasi certo «da fare» (in gerundivo). Vedi ACAS, ACASCE.

ACUN (TCap 11) probabilmente «scaccia!» (imperativo sing.), da confrontare col grecoagón «lotta»,  ágein  «condurre».   ZUSLE ACUN SIRICIMA «preghiera scaccia-sorcime». I sorci erano temuti sia per i danni fatti ai granai, sia perché il loro rodio era interpretato come di “cattivo augurio”.

AI,  AIUM (AIU-M) (TCap 2, 12) forse «(e) sì»,  da confrontare col lat. aio «dico sì» (DELLs. v. aio) (?).

AIUS (TCap 20) probabilmente «di sì» (in genitivo). Vedi AI,  AIUM.

ALXU (TCap 10, 18) significato quasi certo «dato, donato» (DETR). Vedi ALC.

ANP[EL]IE (TCap 18) significato quasi certo «Maggio», da confrontare con la glossa lat.-etr. Amphiles, Ampiles «Maggio» (ThLE 415) (probabilmente = «mese dei pampini» (DICLE s. v. pampinus). Vedi AMPELI, AMPNERI (Liber VIII 5).

APERTULE (TCap 14, 21, 42, 59) probabilmente APER-TULE «(d)all’apertura» (del mese o del rito?) (in pertinentivo sing.), da confrontare col lat. aperire, che finora è di origine incerta (DELL, DELI, Etim). Vedi APERUCEM.

AΦES (TCap 14, 15/16) significato compatibile col contesto «del/al Avo (Capostipite)» (in genitivo di dedicazione). Vedi AFRS.

APIRASE (APIR-ASE) (TCap 8, 13) significato quasi certo «in aprile» (in dativo sigmatico temporale; LEGL 80).

APIRE (TCap 11), significato quasi certo «(in) aprile». Una glossa latino-etrusca ci dà per questo mese il nome Cabreas, che probabilmente va interpretato come la deformazione di un originario *HAPR-.

APIRES (APIR-ES) (TCap 8) significato quasi certo «di aprile» (in genitivo).

ARA (TCap 13) significato probabile «fa’!, agisci!, opera!», imperativo debole sing. (LEGL 121). EI IŚUM UNIALΘ ARA «e non fare la stessa cosa nella festività di Giunone» (imperativo negativo). Vedi Liber III 17; VII 17, 23; VIII 29; X 20; XI 9.

ARVUSTA (ARVUS-TA) (TCap 19/20) significato compatibile col contesto «il seminato, la messe» (col pronome-articolo enclitico), da confrontare col lat. arvum/s «terreno arativo, campo arato, seminato» (LEGL 103, DETR 57; DICLE 39).

ASXA (TCap 60) significato compatibile «vaso» ed «ossario, urna cineraria», variante di ASKA (DETR 64).

AΘENEICA (AΘENE-ICA) (TCap 12/13) significato probabile «la patera sacrificale» (con pronome-articolo enclitico), da confrontare col lat. attana, at(t)ena «vaso sacrificale di creta» (suff. -EN-), derivato dall’etr. AΘNA, AΘENE «vaso sacrificale» (Ernout 28; DELLsub voce atalla e a pag. 816; M. Pallottino, Saggi 614; ESL 305)] e da confrontare col greco áttana «vaso» (finora di origine ignota; DELG) (DETR 34, DICLE).

ATU[xx]NE (TCap 15) probabilmente da ricostruire in ATU[M]NE col significato compatibile «autunno» e da confrontare col lat. autumnus «autunno» (già prospettato come di origine etrusca per via del suff. –mn-; Ernout 34; DELLDELI) e da connettere con gli antroponimi etr. AUTAMENE e lat. Autumna (DICLE).

AVΘLEΘ (TCap 12) probabilmente AVΘLE-Θ «nel tempio», da confrontare col lat. aedes, aedilis «tempio, relativo al tempio» (significato compatibile col contesto).

CALAIEIC (CALAIEI-C) (TCap 24) significato compatibile col conteso «e nella fossa»; CALAIEIC  LEN[IN]AI «e nella fossa riposante», cioè la tomba.

CALUS (TCap 15) significato certo «Calus» (dio del mondo dei morti), da confrontare col lat. caligo, calligo,-inis «fumo, vapore, nebbia, caligine, tenebra, offuscamento, vertigine» (di origine incerta; DELL, DEI, AEI, DELI), *calus «oscuro» (DELL) e coi tosc. calena, calina «caligine, nebbia secca dei mesi estivi» e inoltre coi protosardi trígu calínu «grano afato, danneggiato e annerito dalla nebbia», gálinu «gracile, smilzo» (TETC 99, 270, 642;OPSEDETR 85, DICLE) (probabilmente in genitivo di dedicazione). VANEC CALUS «e al/per il sotterraneo Calus».

CANULIS (CANUL-IS) (TCap 18, 62) significato compatibile col contesto «con stilo,  firma, scritta, iscrizione», da confrontare col lat. cannula «cannuccia, penna, stilo» (in genitivo).

CAΘNIS (CAΘNI-S) (TCap 9, [22, 23, 61]) significato probabile «catino, bacile» (in genitivo).

CELUTULE (CEL-UTULE) (TCap 13, 58) significato quasi certo «(d)al Cielo», in pertinentivo articolato di CEL «Cielo o Urano», da confrontare col lat. caelum, coelum, celum «cielo» (finora di origine ignota; DELL, DELI).

CERURA (TCap 37) significato compatibile col contesto «fattura, fattura magica». Vedi CARESRI, CERINE, CERURUMCURE (DETR).

CEXINIAITEI (CEXINIA-ITEI) (TCap 27) significato compatibile «a/per la legge o norma» (in dativo articolato). Cfr. CEXANE significato quasi certo «legale, formale, normativo, giuridico-a» (aggett.), «rito, ufficio» (sost.) (LEGL 89) (Liber VII 7, 15).

CI (TCap 3, 11, 16/2) significato certo  «tre».

CIIEI (TCap 14) significato certo «a tre», dativo di CI «tre» (DETR 107). CIIEI TURZAI «a /con tre pizzichi di incenso» da confrontare con CI TURZA «tre pizzichi di incenso» (TCap 16).

CIM (CI-M) (TCap 4) (CI-M) significato certo «e tre».

CIPEN (TCap 8, 28) significato quasi certo «sacerdote», da confrontare con CEPEN delLiber (VII 8, 9, 15, 21; X 3, 17, 18; XI 5) e col lat. cupencus «sacerdote di Ercole» (LEGL 45, 126; DICLE).

CISASIN (TCap 35) significato compatibile «posa!, (de)poni!» (imperativo sing.), da connettere con CEŚU «posto, deposto». Vedi CEŚASIN, CESASIN (Liber X 19, 30).

CLEVA (TCap 4) (Pirgi II) significato compatibile col contesto «offerta», da confrontare col lat. gleba, gleva «gleba, terra» (su cui versare liquidi sacrificali, sangue, vino, acqua), «zolletta o granello» (di minerali sacrificali, sale, incenso, mirra; ThLL) (LELN 159-160). Vedi CLEVANA, CLEVANΘ.

CLISUT (TCap 55) vocabolo probabilmente monco e di significato ignoto.

CUIESXU (TCap 8) significato probabile «acquietato, placato, in requiem», da confrontare col lat. quiescere «riposare» (DICLE 143). Cfr. RACVANIES.

CUVEIS (TCap 9) significato compatibile «cavo», da confrontare col lat. cavus, *covus«cavo, vuoto» [finora di origine ignota (DELL, DELI, DICLE) e quindi di probabile origine etrusca] (per l’alternanza lat. a/o vedi LIOE, Norme 2).

ECUNZAI (ECUN-ZA-I) (TCap 10) forse «al simulacro di idolo, all’idolo, al dio» (al diminutivo e in dativo), da confrontare col greco eikón,-ónos «icona, figura, immagine, simulacro, statua di idolo, idolo» (finora di origine non chiara; DELI). SACRI UTUS ECUNZAI ITI «da profetizzare secondo l’uso da quel Dio (Apollo)» venerato negli antri della Sibilla Cumana come dio della profezia o divinazione (?).

EI (TCap 4, 13) significato certo «non». EI IŚUM UNIALΘ ARA  «e non fare la stessa cosa nella festività di Giunone».

EITIIA (TCap 14) (lo collego in questo modo) significato compatibile «causa», da confrontare col greco aitía «causa, motivo» (finora di origine incerta). RIΘ[NAI]TA EITIIA «a norma del rituale».

ELFA (TCap 15) probabilmente «pane d’orzo», da connettere con ALΦAZEI «orzo, farina o pane d’orzo» (Liber) (significato compatibile col contesto).

EPNICEI (TCap 14) probabilmente «per l’epinicio» in dativo), dal greco epiníkion «canto di vittoria o gloria».

ESES (TCap 23) significato compatibile «di uguale» (in genitivo), da confrontare col grecoísos, éisos «uguale» (di origine incerta). Vedi ESIŚ (TCort 7).

ESXAΘ, ESXAΘCE (ESXA-Θ-CE) (TCap 13, 18, 21, 22, 23, 24, 25, 27, 31, 33, 57/58) significato compatibile «(e) nel/con l’esca da accendere» (in locativo figurato e con la congiunzione enclitica), da confrontare col lat. esca.

EΘ (TCap 12, 25, 27) significato certo «il-la» (pronome/articolo), «quello-a» (pronome» (DETR 131).

EΘI (TCap 11) significato quasi certo «a questo-a», dativo di EΘ.

EΘU (TCap 30) probabilmente «Idi», da confrontare col lat. Idus, Edus, Eidus (di origine etrusca; DELL) . Vedi ETULA, Itus.

ETULA  (TCap 30) probabilmente «idule», detto della pecora che si sacrificava nelle Idi di ogni mese, da confrontare col lat. idulis,-e (Festo 290).  Vedi EΘU.

EZIA(TCap 35) vocabolo monco e di significato ignoto.

FACA (TCap 5) significato compatibile col contesto «propizio», forse da confrontare con l’umbro pacer «propizio» (?) (per l’alternanza F/P vedi LLE, Norme 3).

FALAL[ZA] (TCap 22) significato probabile «colonnina» (in diminutivo), da confrontare col lat. fala «colonna, torre lignea di assedio» (DETR 441; DICLEESL 292)Saranno stati segnacoli di sepolture di bambini esitenti nel cimitero di Capua/Volturno.

FANIRI (TCap 9/10, 38, 44/45) probabilmente «da consacrare» (in gerundivo). Vedi FANERI (Cr 8.1) , FANUSEI.

FANUSEI (TCap 26) «a/per consacrazione, a/per benedizione». Vedi FANUŚE (Liber X 23) significato probabile «consacrazione», da connettere con FANU «tempietto, cappella, sacrario» e da confrontare coi lat. fanum (di origine incerta), fanare «consacrare» (Varrone, Lat. 6.54) (TETC 619; LELN 132; DETR 189, 442; DICLE).

FULINUŚNAI (TCap 30) significato compatibile col contesto «al/per la fumata», quella dell’altare oppure quella dei vicini Campi Flegrei o infine dell’antro della Sibilla Cumana (in dativo); probabilmente da confrontare coi lat. fulina «cucina», fuligo,-inis «fuliggine» (DETR 168, 203; DICLE)Vedi VAIUSER, MARZA.

FULINUŚNES (FULINUŚN-ES) (TCap 5/6, 28/29, 32) significato compatibile «della fumata» (in genitivo).

HALX (TCap 4) significato probabile «vaso di rame o bronzo», da confrontare col grecochalkós «rame, bronzo» (finora di origine incerta; DELG). Vedi HALXZA (HALX-ZA) (Liber X 21) significato compatibile «vasetto di rame o bronzo», diminutivo di HALX (LEGL 88) .

HALXTEI (HALX-TEI) (TCap 14) significato probabile «col vaso di rame o bronzo» (in dativo articolato). Vedi HALX.

HAMAIΘI (HAMAI-ΘI) (TCap 9, 10) significato probabile «a Cuma» (greco Kyma/e), ma uguale a «Sibilla Cumana» (in locativo). Qualche autore ha favoleggiato su una località mitico-storica della Campania, chiamata *Hamae.

HANAX (TCap 40) significato compatibile «ispirato, invasato-a», da confrontare con gli etr. HANU, FANU e coi lat. fanum, fanulum, hanulum «tempio, tempietto», fanaticus «ispirato, invasato» (DETR 189DICLE 81).

HEFINA (TCap 32) probabilmente «debole, smorto, oscuro, scomparso», da confrontare col lat. hebere «essere pallido, debole, oscuro»  (finora di origine incerta; DELI)  (significato compatibile col contesto).

HIVUS (TCap 16) probabilmente HIVU-S «(di) massaggio» (in genitivo), da confrontare col lat. figere, antico fivere «premere» (DELL) (significato compatibile col contesto).

HIVUSTRA (HIVUS-TRA) (TCap 17) probabilmente  HIVU-S-TRA «insieme di massaggi» (significato compatibile col contesto). Vedi HIVUS, -TRA.

HUŚI (TCap 18) (lettura dello Stoltenberg e del Rix). ŚANTI HUŚI significato compatibile «al biondo Bambino»  (in dativo), cioè MARIS probabilmente = greco  Érhos «Amore, Cupido». Cfr. MARIS HUSRNANA «Maris bambino» (DETR 271). Vedi HUSLNA.

HUSILITULE (HUSIL-ITULE) (TCap 22) significato probabile «per l’infanzia» (in pertinentivo); è probabile che nel cimitero esistesse una zona riservata ai bambini deceduti. Vedi HUŚI, HUSLNA.

HUΘ (TCap 9) significato certo «quattro».

HUX (TCap 18) significato compatibile «qui, a questo punto, ora, adesso», forse da confrontare col lat. huc.

IA (TCap 12, 12, 14) probabilmente «sia … sia».

IANE (TCap 6) significato quasi certo «Giano», da cui è derivato il lat. Ianus, dio dellaianua «porta aperta o chiusa» (finora di origine incerta; DELL) (DETR, DICLE 97). Vedi ANIAΧ.

ICEI (TCap 4, 14) significato probabile «a/per questo/quello-a», dativo del pronome ICA «questo/quello-a».

ICNI (TCap 22, 23, 24, [61]) corrisponde al gentilizio lat. Ignius, documentato realmente nella vicina Irpinia (Schulze, 1991 pg. 191; RNG), da confrontare col lat. ignis «fuoco» (DELL). LAVTUN ICNI «gens o famiglia Ignia», la quale molto probabilmente aveva donato al tempietto del cimitero, con apposita iscrizione (CANULIS), sia la Tabula di terracotta sia un catino di metallo (CAΘNI) .

ILUCU (TCap 8, 14, 19, 28, 30)  (Po 4.4 defixio) probabilmente «lamento o nenia funebre», da confrontare col greco élegos, elegeĩon «lamento, canto o nenia funebre» (di origine anatolica oppure pelasgica) (da cui il lat. elogium «distico elegiaco» e «iscrizione sepolcrale, epitaffio»). Vedi ILUCVE, ILUXU.

ILUCVE (TCap 8, 18, 19, 21, 28, 31, 40) significato probabile «canti o nenie funebri», plur. di ILUCU.

ILUΧU (TCap 1), variante di ILUCU.

INPA (TCap 15, 19) «nel quale, in cui»; (Defixio) significato quasi certo «che, il/la quale, lo/la», accusativo di IPA.

INTE (TCap 9, 10) probabilmente IN-TE «nel/nello-a», locativo del pronome IN «esso-a», «lo, la». INTE HAMAIΘI «nella (città di) Cuma».

IŚVEITULE (IŚVE-ITULE) (TCap 8, 18, 28, 40, 56) significato compatibile coi contesti «per la consacrazione» (in pertinentivo sing.), da confrontare con EIS «dio», EISNA «divino».   Cfr. ESVITLE (Liber).

IŚUM<A>, IŚUM,  (TCap 11, 13) probabilmente IŚU-M «e lo stesso, e la stessa cosa», da confrontare col greco ísos, éisos «uguale» (finora di origine incerta; DELG). Vedi ESES (TCap 23), ESIŚ (TCort 7).

ITAL (TCap 10) «di questo, quello-a», genitivo del pronome ITA. Vedi TAL.

ITI (TCap 57) significato quasi certo «a questo/quello-a», dativo del pronome dimostrativo ITA (DETR 225).

ITIR (TCap 21/22) probabilmente ITI-R «a questi-e», dativo plur. del dimostrativo ita.

ITNA (TCap 6) procedo ad emendarlo in ITUNA.

ITUNA (TCap 6, 30) probabilmente «idoneo, adatto-a, conveniente», da confrontare col lat.idoneus, che, essendo di origine ignota (DELL), potrebbe derivare proprio da questo vocabolo etrusco.

IUZIE (TCap 21) (segmentazione mia) significato compatibile «giustamente, meritatamente», da confrontare col lat. ius, iuste.

IX (TCap 34) significato certo «come, così».

IXNAC (TCap 5) «così come».

LARUNS (LARUN-S) (TCap 18) significato certo «di/a Larun, Laran, Ares, Marte», dio etrusco della guerra e seminatore di morte (DETR 239, 246) (in genitivo di dedicazione). LARUNS ILUCU «nenia funebre a Larun».

LAΘIUMIAI  (TCap 26) significato compatibile col contesto «al/per la latomia, al/per l’antro» della Sibilla Cumana (in dativo) , da confrontare col greco latomía (DETR 237;DICLE 204). Vedi SACA.

LAVTUN (TCap 22, 23, 24) significato certo «gente, famiglia», = lat. gens, da confrontare con l’indeur. *leudh– «stirpe» (DETR 249). Vedi LAUTN.

LAVTUNUI (TCap 61) significato certo «al/per la gens o famiglia» (in dativo).

LAXUΘ, LAX[U]Θ (TCap 25/2) significato compatibile «nella fossa» (sacrificale o tombale?) oppure «nella favissa» (?), da confrontare col lat. laccus «fossa, cisterna», che deriva dal greco lákkos (DELL) (DETR 251, DICLE).

LEN[IN]AI (TCap 24) probabilmente «di requiem» (= tombale) , da confrontare col lat. lenis«lene, lieve, calmo, tranquillo».

LEΘAMSUL (TCap 3, 6, 8, 12, 19, 21) significato quasi certo «di/a Lethe»  (in genitivo anche di dedicazione), dal greco Lēthēn, dorico Láthan «fiume infernale dell’oblio e quindi Ade, regno dei morti» (in accusativo, il caso più frequente); da questo vocabolo etrusco probabilmente è derivato il lat. let(h)um «morte», il quale finora era di origine incerta (DELL, DICLE, LIOE 47); in epoca più recente sarebbe stato *LEΘAMSL. Cfr. CULSANSL, CLEUSINŚL, CLEVSINSL, KLANINŚL, SELVANSL.

LUNAŚIE (TCap 5) significato compatibile col contesto «lunare, mensile» (per il Lattes =Luna), da confrontare col lat. luna (*louksna) e con l’etr. LUSΧNEI «Luna» (divinità) (su vaso, accanto alla figura della luna) (TETC 290; DETR 263, DICLE).

MAC, MA[C] (TCap 21, 31, 50) significato certo «cinque».

MARZA, MARZAC (MAR-ZA-C) (TCap 10, 7) significato compatibile «bacile» (al diminutivo), da confrontare col lat. mare «grande recipiente». SCUVUNE MARZAC SACA «e il bacile presenta la Profetessa» (la Sibilla Cumana). Le profetesse o Pitonesse e le Sibille per le loro profezie si facevano prima inebriare da esalazioni di sostanze bruciate o bollite in un bacile, in genere un tripode, oppure da esalazioni sulfuree naturali, quelle dei vicini Campi Flegrei (cfr. FULINUŚNAI). MARZA INTE HAMAIΘI da confrontare con SNUZA INTE HAMAIΘI (TCap 9).

MULU (TCap [4/5], 6, 18) «dato, donato, regalato, fatto oggetto di dono», participio passivo.

NAC, IX NAC (TCap 5) significato certo «così come».

NATINUSNAL (NATINUSN-AL) (TCap 30) «del/alla Discordia» (divinità) (M. Pallottino) (in genitivo di dedicazione), da confrontare col lat. natina «discordia» (DELL s. v. *natinor)(DETR 294, DICLE) (suff. –in-).

NIΘUSC (NIΘU-S-C) (TCap 16) significato compatibile «di nettezza o pulizia», da confrontare col lat. nitidare «lavare» (in genitivo e con la congiunzione enclitica).

NUNΘCU (TCap 14) significato compatibile «celebrato». Vedi NUNΘERI.

NUNΘERI (TCap 11/2, 12, 20, 25, 47) significato probabile «da annunziare, pronunziare, promettere, recitare, pregare, invocare, celebrare» (in gerundivo), da confrontare col lat.nuntiare «annunziare, pronunziare», il quale, essendo di origine ignota, può derivare proprio da questo verbo etrusco (Liber  II 20; III 19; IV 7, 11, 15; V 11, 19, 20; VIII 31; IX 8, 19; XI 6).

PACUS[NAŚI]EΘU[R] (TCap 26) significato probabile «collegio od ordine bacchico».

PACUSNAŚIE (TCap 22/23) probabilmente «nel mese dedicato a Bacco», forse “novembre”, mese della pigiatura dell’uva.

PAPA (TCap 32) significato compatibile «nonno, avo» (M. Pallottino), da confrontare col lat. pappus «nonno» (TETC 96, LEGL 86; DETR 307; DICLEESL 370).

PAPAΘI (TCap 33) (PAPA-ΘI) probabilmente «nell’avo» (locativo di PAPA). RIZA PAPAΘI «radice nell’avo». Oppure, in subordine, «nella pappa dei polli sacri» (significati compatibili col contesto).

PAPUI (TCap 31) significato compatibile «al/per l’Avo», dativo di PAPA.

PARΘUMI (TCap 28) probabilmente «al/per il parto» delle donne e del bestiame, derivato dal lat. partus (in accusativo, il caso più frequente). Cfr. LEΘAMSUL, CLETRAM, CRISIΘA, LEITRUM, LEΘAM, LEΧTUMUZA, PRUΧUM).

PEPΘIAI (TCap 26) significato compatibile «a/per maturazione (dei frutti)» (in dativo), probabilmente da confrontare col greco péssein, péptein «cuocere, maturare».

PERPRI (PERP-RI) (TCap 8, 13, 19, 21, 28) significato probabile e compatibile col contesto «da intonare» (in gerundivo).

PICASRI (TCap 5), PICASNI (TCap 6, da emendare) significato compatibile «da assegnare» (in gerundivo), probabilmente da confrontare col lat. parlato picare «attaccare» (REW 6477).

RACVANIES (TCap 9) significato compatibile «di requiem», da confrontare col lat.requiescere «placarsi, riposare». Vedi CUIESXU.

RAPA (TCap 24, 31) probabilmente «rapa, rape» (ortaggio che entrava in ampia misura nell’alimentazione degli antichi e che aveva qualche nota di sacralità o di magia, dato che continuava a mangiare in cielo le rape lo stesso Romolo), da confrontare col lat. rapa «rapa» (di incerta origine indeur.; DELL, AEI, DELIEtim)  (LELN 226; DICLE 145).

RATU (TCap 26/27) «ratificato, legalizzato, secondo legge o norma», da confrontare col lat.ratus «ratificato, legalizzato» (TCL 38)  (TCort; Liber RATUM).

RAXUΘ (RAXU-Θ) (TCap 34) significato probabile «a destra». Vedi RAXΘ (Liber).

RIIA (TCap 45) vocabolo monco e di significato ignoto.

RIΘNAITA (RIΘNA-ITA) (TCap 12, 14) «il rituale, il Libro Rituale» (aggettivo sostantivato, con l’articolo enclitico), da confrontare col lat. ritus e coi Libri Rituales (Cicerone, Div. 1.72; Ammiano Marcellino 29.1.29).

RIΘNAITULA (RIΘNA-ITULA) (TCap 16, 16/17) «del rituale» (in genitivo articolato).

RIΘNAITULTEI (RIΘNA-ITUL-TEI) (TCap 9, 10, 49) «secondo il rituale» (in dativo articolato).

RIΘNAITULTRAIS (RIΘNA-ITUL-TRA-IS) (TCap 15) «dei (Libri) Rituali» (con la desinenza collettiva in genitivo).

RIZA (TCap 33) significato compatibile «radice, stirpe, famiglia, gens», da confrontare col greco rhíza «radice, stirpe, famiglia», finora di origine confusa (DELG, DELI).

RIZILE (TCap 5, 6, 19) significato compatibile «familiare, di/della famiglia o gens», da RIZA «radice, stirpe, famiglia». CANULIS MULU RIZILE probabilmente «donato con scrittura della famiglia» (la gens Ignia, indicata nelle righe 22, 23, 24 come ICNI).

SA (TCap 2, 21) significato certo «sei» (numerale), da confrontare col lat. sex (TETC, TLE181, LEGL 94, TCL capo V).

SACA (TCap 7) significato compatibile «Profetessa» (= la Sibilla Cumana), da confrontare col lat. saga «indovina, profetessa, maga». La Sibilla Cumana, che aveva i suoi antri vicinissimi a Capua, entrò nelle leggende relative a Tarquinio il Superbo, re etrusco di Roma, dato che gli avrebbe venduto gli ultimi tre “Libri Sibillini”. Questi fino ad Augusto furono conservati con grande cura e consultati con attenzione dai sacerdoti romani. Vedi SACRI, SAXIIA.

SACRI (SAC-RI) (TCap 10) significato probabile «da profetizzare» (in gerundivo). Vedi SACA.

SALXEI (TCap 23/24) probabilmente da emendare in SAXIIE «magia, potenza magica» (vedi).

SAVCNES (TCap 2, 6) significato quasi certo «del sacrificio», letteralmente «dell’uccisore o uccisione», da confrontare col lat. sauciare «ferire, colpire, fendere» (sinora di origine ignota; DELL). Vedi SACNICLERI, SACNISA (Liber).

SAVLASIE[ (TCap 4) significato compatibile «Salio, Saliario» («proprio dei Sacerdoti Salii»). ŚUNI SAVLASIE «canto o carmen saliario». I Sacerdoti Salii, che procedevano “a salti” (probabilmente come fanno tuttora i Mammuthones, maschere carnevalesche di Mamoiada in Sardegna) ed avevano origine nella città etrusca di Veio. Cfr. gentilizio lat.Salasius (RNG).

SAVLASIEIS (SAVLASI-EIS) (TCap 5) significato compatibile col contesto «per il (corteo) Saliare» (probabilmente in ablativo) .

SAXIIE (TCap 2) probabilmente «magia, potenza magica», da confrontare col lat. saga«maga, indovina, strega». Vedi SACA, SALXEI.

SCUVSE (TCap 10) probabilmente SCUV-SE «per offerta», in dativo sigmatico (significato compatibile col contesto). Vedi SCUVUNE, SCVETU.

SCUVUNE (TCap 7) significato probabile «(con)cede, consegna, offre, presenta» (indicativo presente, 3ª pers. sing.). Vedi ŚCUNE.

SERIL (TCap 22, 24) significato compatibile «della serie, della discendenza», da confrontare col lat. series anche «linea di discendenza» (Properzio 4.11.69; Ovidio, Pont. 3.2.100) (DETR). Vedi ZERI.

SEΘUMSALC (SEΘUMSAL-C) (TCap 28)  probabilmente «e del settimanale», in subordine «e del settennale». Vedi SEΘUMATI (Liber).

ŚANTI (TCap 18, 19, 21) probabilmente «giallo, biondo-a», da confrontare col grecoxanthós «giallo-a», finora di origine ignota, ma probabilmente pelasgica (DELG) (Liber X 21, 29).

ŚILACIIUL  (ŚILACII-UL) (TCap 23) significato compatibile «(di) consolazione, conforto», da confontare col lat. solacium «consolazione, conforto», solari «consolare, confortare,», finora di origine ignota (DELL, DELI) (significato compatibile col contesto).

ŚIPIR (TCap 3) significato compatibile «rosmarino», da confrontare col (proto)sardosíppiritzíppiri, thíppiri, típpiri «rosmarino», che deriverebbe dal punico zibbir e che lo Pseudo Apuleio (80, 31) attribuisce ai Punici (DETR 376). Il rosmarino era fra i profumi bruciati durante i sacrifici.

SIRICIMA (TCap 11)  probabilmente «quantità di sorci, sorcime», da confrontare col lat.sorix,-icis «sorcio», di probabile origine etrusca (PhIL 133). ZUSLE ACUN SIRICIMA «preghiera scaccia-sorcime». I sorci erano temuti sia per i danni fatti ai granai, sia perché il loro rodio era interpretato come di “cattivo augurio”. Ed esisteva un dio, addirittura Apollo (citato nella riga 10 precedente) delegato alla distruzione dei sorci, detto Sminteo (etr. ISMINΘIAN, SMINΘE).

ŚIXAIEI (TCap 26)  significato compatibile «in silenzio» (in dativo), da confrontare col greco sĩga «silenzio» (finora di origine incerta; DELG).

ŚUNI (TCap 4) significato compatibile «suono, canto», da confrontare col lat. cycni sonus«canto del cigno» (Orazio, Carm. 4.3.20). Cfr. SUNTNAM

ŚURI (TCap 3) significato probabile «Suri», dio del mondo dei morti e della divinazione (lamina plumbea di Magliano). Compare anche in alcune sortes (laminette oracolari) e pertanto è probabile che sia da connettere col lat. sors, sortis, che è di origine incerta (DICLE 162; non può essere connesso col lat. serĕre, che indica un’operazione del tutto opposta: «compaginare» rispetto a «scompaginare»). Vedi ŚURIS, SURIŚ, TUŚURΘI.

SNE[NA]ZIULAS (TCap 17) significato compatibile «del servizio (termale)» (in genitivo), da confrontare con SNENAΘ «ancella, serva» (DETR).

SNENAZIULASTRA (SNENAZIULAS-TRA) (TCap 16) significato compatibile «insieme di servizi, servizi (termali)» (DETR).

SNUZA (SNU-ZA) (TCap 9) significato compatibile «vasetto» (al diminutivo), da confrontare col lat. sinum/us «vaso, recipiente», di probabile origine etrusca (DICLE 160). SNUZA INTE HAMAIΘI da confrontare con MARZA INTE HAMAIΘI (TCap 10).

STIZAITEI (TCap 24, 26) significato compatibile «al/per il segno» (in dativo articolato), forse da confrontare col greco stízein «segnare, marchiare».

ŚVER (ŚVE-R) (TCap 22)  forse «tutti-e», plur. di SVE (?).

TAR (TCap 3, 16, 26, 28) probabilmente «dieci». CI TAR «tredici» (già conosciuta la formula CI ŚAR «tredici»; LEGL 94): già da epoca etrusca dunque il numero 13 aveva una valenza magico-sacrale negativa.

TARXUΘ (TCap 34/35) probabilmente da emendare in TARXUNΘ «Tarconte», mitico personaggio della “religione rivelata” degli Etruschi e dio eponimo di Tarquinia, da connettere con quello luvio-ittita Tarchunt  «dio delle tempeste» (DETR  394, 395).

ΘAMCU (TCap 56/57) significato probabile «disposto» (DETR 207). Vedi ΘAMUCE «dispose» (Pirgi II).

ΘANURARI (TCap 23) significato probabile «a Thanr» (M. Pallottino, M. Cristofani 70) (dea propiziatrice del parto e quindi della nascita e della morte; DETR 209) (in dativo).

]ΘASXRA (TCap 31) vocabolo monco e di significato ignoto.

ΘENUNT (TCap 30) significato compatibile «tenente, corrente» (participio presente) da confrontare col lat. tenere. ΘENUNT EΘU «Idi correnti».

ΘIRIE (TCap 36) significato probabile «con infausto presagio», da confrontare col lat.dirae,-arum «infausti presagi, maledizioni», finora di origine incerta (DELL) (probabilmente in ablativo). Vedi TIRIA.

ΘUΘCU (TCap 3) significato compatibile col contesto «tutelare, protettivo». Vedi ΘUTA, TUΘINA.

TINIANTULE (TCap 19) significato compatibile «per il divo», letteralmente «per quello di Tinia» (in pertinentivo). TINIANTULE LEΘAMSUL «al divo Lethe».

TINUNUS (TCap 28) forma arcaica di TINS «di/a Tin(i)a» e da emendare TIN<UN>US?

TIRIA (TCap 2, 3, 16, 26, 28, 34(?), 36, 37) significato probabile «infausto presagio», da confrontare col lat. dirae,-arum «infausti presagi, maledizioni», finora di origine incerta (DELL). Vedi ΘIRIE.

TIRIIAI (TCap 26)  significato probabile «all’infausto presagio», dativo sing. di TIRIA.

TURZA (TUR-ZA) (TCap 13, 16, 22, 23, 24, 27, 31, (33 ?) significato quasi certo «pizzico di incenso», diminutivo di TUR(A)  «incenso».

TURZAI (TCap 14, 24) significato probabile «al pizzico di incenso» (in dativo sing., ma plur. per la “flessione di gruppo”).

TURZAIS (TCap 25) significato probabile «col pizzico di incenso» (in ablativo sing.).

UNIALΘI, UNIALΘ (TCap 13, 13 ) significato probabile «nella festività di Giunone» (in locativo temporale; LEGL 143) (anche nel Liber).

UTUS (TCap 10) significato compatibile «di/per uso, secondo l’uso» (in genitivo), da confrontare col lat. uti «usare» (finora di origine incerta; DELL, DELI). Vedi UTINCE,UTUŚE (DETR 434; DICLE).

VACIL (TCap 1, 3, 5, 6/2, 12, 14, 28, 47) significato quasi certo «rito, officio, cerimonia». Vedi VACAL, VACL.

VAIUSER (TCap 16, 17) significato compatibile «di Baie» = lat. Baiae,-arum, famosa località termale vicina a Napoli e a Capua. RIΘNAITULA SNENAZIULASTRA VAIUSER «con i rituali servizi di massaggio e di pulizia (delle terme) di Baie», le quali di certo avevano anche un carattere sacrale e quindi pure un rituale particolareSi deve precisare che tutta la zona dei Campi Flegrei, per i suoi fenomeni delle fumarole, delle acque termali e degli antri (della Sibilla Cumana) era vista sotto un aspetto sacrale, tanto è vero che in quei siti si riteneva che fosse l’Averno, entrata del mondo degli Inferi (Lucrezio 2.668). In questa sua caratteristica alla zona non poteva non essere interessato il «calendario funerario», contenuto nella Tavola di Capua. Vedi FULINUŚNAI.

VANEC (VANE-C) (TCap 15) probabilmente «e sotterraneo», da connettere con gli antroponimi etr. VANA, VANIA e da confrontare col lat. vanus «vano, vuoto, sotterraneo-a» (DETR 141; DICLE) (significato compatibile col contesto).

[V]ELΘRITEC ([V]ELΘRITE-C) (TCap 56) probabilmente «e nel (pileo di) feltro». Vedi VELΘRE (Liber VII 2).

VELΘURT (VELΘUR-T) (TCap 22) significato probabile «in Volturno/Capua» (K. Olzscha) (in locativo); Capua aveva anche il nome di Volturnum/s (TIOE 77).

VILUTULE (VIL-UTULE) (TCap 21, 50), VILULULE (TCap 31) (da emendare in VILUTULE) significato compatibile «per il villaggio» (in pertinentivo), da confrontare col lat. villa (di probabile origine etrusca; ESL 148) (la vulgata derivazione da vicus urta in difficoltà; DICLE). MAC VILUTULE ITIR «per i cinque villaggi», forse tre citati, direttamente o indirettmente, nella Tabula: Capua, Baie, Cuma/Volturno, i quali tutti avranno costituito un’unica comunità religiosa.

VINAIΘ (VINAI-Θ) (TCap 15) significato probabile «vignaiolo». Vedi VINA-C (TCort ½); cfr. ZATLAΘ «guardiano»; ZILAΘ, ZILAT «pretore»; RAΘLΘ «Saettatore»; SNENAΘ «ancella»; TEVARAΘ «giudice»; TRUTNVT, TRUTNUΘ «osservatore».

ZAL (TCap 24, 24, 36) significato certo «due».

ZARU (TCap 38) probabilmente «decimo-a», da connettere con ZAR «dieci» (LEGL 94).

ZIXUN, ZIXUNCE (ZIXUN-CE) (TCap 61, 62) significato quasi certo «(e) scrivi!» (imperativo sing.), da confrontare con ZIXNE «segna(no), contrassegna(no)» e col lat.signum «segno, contrassegno» (finora di origine incerta; DELL) (DETR 183).

ZIZRI (TCap 19) vocabolo di significato ignoto, probabilmente è un verbo al gerundivo.

ZUSLE (TCap 9, 11, 23) significato probabile «preghiera» (nel Liber ZUŚLE).

ZUSLEI (TCap 26) significato probabile «al/per la preghiera» (in dativo sing.).

ZUSLEVA (TCap [3], 15, 23, [24], 25) significato probabile «preghiere» (plur.).

ZUSLEVAI (TCap 11) significato probabile «al/per le preghiere» (dativo plur.).

ZUXNE (TCap 14) significato probabile «sociale, comunitario», da confrontare col lat.sociennus «socio, compagno» (già prospettato come di origine etrusca; Ernout 25, ESL463). Vedi antroponimi etr. SUCN(-EI), ZUCENA (suff. –nn-) (DETR 183, 385; DICLE). ***

***Estratto migliorato dall’opera di Massimo Pittau, I grandi testi della Lingua Etrusca – tradotti e commentati, Sassari 2011, Carlo Delfino editore.




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