Il testamento di Cavallo Pazzo: “Vedo risultato di accoglienza a gente straniera”

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Sono qui, le mie ceneri disperse in una terra che non m’appartiene più.
Dove un tempo la mia gente cacciava il grande tatanka nelle immense distese, il mio spirito sente solo parole straniere.

Molti Soli sono tramontati tra le montagne dove il mio popolo combatté le ultime battaglie, e dove oggi vaga la mia anima senza requie. Il mio nome è Tašunka Witko , voi mi conoscete come Cavallo Pazzo.

Vedo la mia gente dispersa, la mia cultura divenuta un feticcio da bancarella e il sangue della mia gente scomparso. Vedo il risultato dell’accoglienza a gente straniera.

E vorrei tornare, correre come il vento sul mio cavallo pazzo alle rive della grande acqua, per dire ai miei fratelli “respingete le navi dell’uomo bianco”. Respingetele finché siete in tempo. Perché non si fermeranno, e in milioni prederanno la nostra terra, che diverrà la loro, terra.

Ma il mio cavallo non corre più, il mio corpo è cenere, e il tempo è passato. E nulla restituirà la mia gente alle grandi distese dorate. Questo vi dice un uomo senza discendenti.

Non ascoltate i sacerdoti dell’accoglienza, le loro lingue sono biforcute. Non cedete al ricatto del “sono pochi”, un giorno saranno più di voi. Non aspettate a combattere, fatelo subito, prima che troppi Soli brucino il cielo, prima che combattere divenga inutile. Come è stato per noi.

Io sono Cavallo Pazzo, e la mia gente è morta. Io vorrei cambiare la storia, ma la storia non si cambia. Io vorrei vedere la mia razza cacciare ancora il grande tatanka, ma non siamo più in tempo.

Noi siamo in tempo. Voi siete in tempo.

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