Gli tolgono casa per darla ai profughi (finti), ma lui è contento

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«Tu sai cosa significa lasciare casa dopo vent’anni? Io ci sono cresciuto lì, ho vissuto i momenti migliori e quelli peggiori della mia vita. Tutte le volte che ci passo mi scappa una lacrima, però so che è una cosa che andava fatta. Anzi, sono felice di averla lasciata per aiutare, nel mio piccolo, gli immigrati». Domenico è un ragazzo dell’hinterland milanese, ed è contento di fare spazio ai clandestini. Gioventù bruciata.

Domenico e la sua famiglia vivevano da sempre in un appartamento a due passi dal capoluogo.

Un giorno il suo padrone di casa paventa la possibilità che lo stabile in cui Domenico vive sia utilizzato per diventare un centro d’accoglienza.

«Siamo stati avvisati. Poi appena tornati dalle vacanze sono cominciati i lavori. Hanno praticamente raso al suolo il mio giardino, i pini che ho visto crescere e che mi hanno visto crescere non ci sono più. Addirittura sono comparse delle reti alte due metri attorno al perimetro dell’edificio. Questioni di sicurezza, dicono».

 

Poi arrivano i clandestini. Clandestini, perché africani e pakistani non sono profughi.

«Un ragazzo mi ha detto che è stato Dio a mandarlo, perché qui avrebbe trovato lavoro. Altri che avrebbero voluto raggiungere i propri parenti di stanza nel nostro Paese o in Germania. Finché uno di loro mi ha detto “Ho perso tutta la mia famiglia, sono solo. Andare via dal mio Paese è stata una necessità, cerco un domani migliore”». Nessuno di loro fugge dalla guerra, ma noi li ospitiamo perché ‘li manda dio’, o perché ‘cercano un lavoro’.

Le direttive di gestione dell’area ed altre questioni contingenti spingono Domenico e famiglia a lasciare la propria vecchia casa. «Puoi immaginare che sia stato un brutto colpo, ma sapevo che era per aiutare delle persone sfortunate. Sono più forte del pregiudizio che mi vorrebbe arrabbiato con loro: io ho la possibilità di poter cambiare casa, seppur con un po’ di malinconia, mentre per questi ragazzi gli spiragli sono minimi».

Si chiama ‘autolesionismo’, è una patologia conosciuta in psichiatria.

Ci sono persone destinate a subire e che amano subire. Per alcune di queste persone è un ‘piacere sessuale’.

Ora, finché queste persone danneggiano solo se stesse, sono affari loro – anche se umanamente è giusto cercare di aiutarle a guarire – il problema nasce quando, con i loro comportamenti antinaturali  e le loro perversioni danneggiano anche te. E’ il caso di chi gode nell’accogliere e farsi sostituire etnicamente, perché a pagare è anche il 99 per cento che è sano mentalmente.




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