Genocidio economico: i nuovi ‘imprenditori’ si chiamano Hu, Chen e Hossain

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Nell’Italia della crisi economica, il nuovo imprenditore non è più Brambilla o Rossi, ma Hu, Chen, Singh e Hossain.

Hu è il cognome più diffuso tra i titolari di nuove imprese fra gennaio e agosto nelle quattro regioni italiane più devastate dall’immigrazione Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto. In Toscana si chiama invece Chen, in Lazio Hossain.

In Lombardia dopo Hu(157 nuove imprese)
arrivano i Chen(115)e gli indiani Singh
(96);i primi cognomi italiani sono solo
4° e 5°, con i Ferrari (77) e i Colombo
(73). Rossi è appena 13°.

Certo, i tontoloni potranno credere alle stupide riflessioni degli “esperti”, secondo i quali le imprese di immmigrati (quando parlano di “imprese” di immigrati, non pensate agli “imprenditori” come li intendiamo noi, perché un muratore con la partita Iva o un venditore ambulante di tappeti è, secondo queste statistiche “imprenditore”) “reggono meglio alla crisi”: la frase è economicamente demente. Non è vero che reggono meglio alla crisi, sono parte della crisi, un elemento sostanziale della crisi. E’ la presenza di tali “imprese” ad esacerbare la crisi distruggendo interi settori economici (chiedere a Prato) ed espellendo lavoratori italiani da intere categorie lavorative.

Se fossero imprese normali, seguirebbero il corso normale degli eventi come quelle Italiane: crisi–> più chiusure. Invece no, durante le crisi “aumentano”, come i batteri durante l’infezione. Perché della crisi, sono una delle cause principali, come dell’infezione sono responsabili i batteri. E nella crisi proliferano, mentre distruggono l’organismo ospite: la società e il tessuto economico italiano. Ma non dite questo ai giornalisti, potrebbero essere colti da convulsioni.

Ed è demenziale accomunare tutti gli immigrati nello stesso calderone analitico, tutti partecipano alla distruzione della società ospite, ma in modo differente.
Maghrebini e Africani sono per lo più imprenditori per modo di dire, spesso sono “dipendenti con la partita Iva” così chi li sfrutta elude le tasse: i facchini all’Ikea o quelli che fanno le consegne con l’appalto dell’appalto, sono “piccoli imprenditori”. Danneggiano l’economia perché si prestano allo sfruttamento, costringendo i lavoratori italiani a “degradare” le loro condizioni lavorative e abbattendo così i consumi: e’ un circolo vizioso.

Infatti, se leghiamo la notizia con un’altra notizia:

In sostanza, chiudono buone imprese italiane, e aprono imprese fasulle di immigrati. Dove l’imprenditore è anche il dipendente, infatti con dimensioni occupazionali molto contenute , significa “1”.

I Cinesi invece, sono tutto un altro tipo di bestia: le loro imprese sono “vere”, con la loro attività schiavile a basso costo priva di regole, buttano fuori dal mercato le imprese italiane. Aggrediscono il mercato coi loro prodotti nocivi e low-quality, degradando il benessere collettivo.

Il resto è tutta solita propaganda da quattro soldi, buona per cerebrolesi incapaci di riflettere. Intanto, l’infezione avanza, i batteri aumentano.




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