I finti profughi si svelano: “Siamo qui per fare soldi”

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«Vogliamo stare qua, a Padova, trovare un lavoro e cominciare una vita migliore». Non fuggono da alcuna guerra, ma cercano solo una ‘vita migliore’, il che è legittimo, ma non a casa nostra, non da finti profughi mantenuti a scrocco.

Questo il ‘pensiero’ da parte dei finti profughi ospitati alla Prandina di Padova.

Alcuni di loro parlano del viaggio affrontato per arrivare in Italia dalla Libia al Mattino di Padova, e lo fanno con grande fantasia: «è stato drammatico, c’era il mare molto mosso ed eravamo 85 persone stipate in una barca molto piccola».

Nessuno li aveva obbligati a pagare migliaia di euro per stiparsi in una barca ‘molto piccola’.

Mostrano cicatrici lasciate sul corpo dagli scontri affontati in Libia: «questa è una coltellata, i libici odiano le persone di colore. Siamo stati un mese a Tripoli a dormire sotto i ponti e a nasconderci dai fucili. A molti nostri amici hanno sparato e noi siamo dovuti scappare lasciandoli morire».

Nessuno li aveva obbligati ad entrare clandestinamente in Libia per arrivare in Italia, visto che provengono da paesi come Ghana e Senegal o Nigeria, nei quali non ci sono guerre.

Un altro gruppetto racconta: «sono stato in carcere 10 mesi a Tripoli, poi sono riuscito a scappare. Ci davano da mangiare una volta alla giorno, da 67 kg sono arrivato a pesare 50 kg». Per quale reato?

Concludono dicendo: «nei nostri paesi non c’è lavoro, c’è povertà, e adesso non sono neppure più sicuri. Ogni giorno ci sono nuovi morti». Ah, ah, ah.




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