Napolitano, Renzi e il figlio: una repubblica di ladri

Condividi!

Il 5 febbraio 2014 alla Taverna Flavia di Roma pranzano in quattro: il vicesindaco (poi sindaco) di Firenze Dario Nardella, il generale della Guardia di Finanza allora a capo di Toscana ed Emilia-Romagna Michele Adinolfi, oggi comandante in seconda della Gdf, il presidente dei medici sportivi Maurizio Casasco e l’ex capo di gabinetto del ministro Tremonti nonché presidente di Invimit, società di gestione del risparmio che amministra immobili pubblici ed è di proprietà del ministero dell’Economia, Vincenzo Fortunato.

I carabinieri del Noe intercettano il colloquio con una cimice sotto il tavolo. Due le discussioni: la nomina a sorpresa del generale Saverio Capolupo, anziché di Adinolfi, al vertice della Finanza da parte del governo Letta. E la staffetta tra questi e Renzi, amico dei commensali.

In questo contesto l’attuale numero due della Guardia di Finanza dice che il figlio di Napolitano “Giulio oggi a Roma è potente, è tutto”. Poi sembra dire che il capo dello Stato sarebbe ricattabile perché “l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro e (Enrico, ndr) Letta ce l’hanno per le palle, pur sapendo qualche cosa di Giulio”. Nardella non fa una piega, anzi.

Scrive il Noe: “Nardella dice che la strada è più semplice. Bisogna fare la legge elettorale e andare alle elezioni anticipate”. Poi dice che Letta gli sembra “andreottiano” e “attaccato alla seggiola”. E allude malizioso: “A meno che non ci sia anche da coprire una serie di cose, come uno nomina sei mesi prima il comandante, perché… a me è venuta la Santanchè pensa, che dice tanto tutti sanno qual è la considerazione di Giulio Napolitano. Prima o poi uscirà fuori”. Insomma, il segreto non sarebbe più tale. “Se lo sa la Santanchè, vabbè ragazzi”.

Adinolfi resta sul tema: “Giulio oggi a Roma è tutto o comunque è molto. Giusto? Tutto, tutto… e sembra che… l’ex capo della Polizia … Gianni De Gennaro e Letta ce l’hanno per le palle, pur sapendo qualche cosa di Giulio”. Nardella commenta criptico: “A quello si aggiunge, quello è il colore…”, seguono parole incomprensibili. Fortunato pensa al potere del figlio del presidente: “Comunque lui è un uomo, c’ha studi professionali, interessi. Comunque tutti sanno che lui ha un’influenza col padre. Come è inevitabile… ha novant’anni c’ha un figlio solo”. Nardella concorda: “È fortissimo!”. Adinolfi: “Non è normale che tutti sappiano che bisogna passare da lui per arrivare” e Nardella sembra accennare a un possibile conflitto di interesse: “Consulenze, per dire consulenze dalla pubblica amministrazione”.

A conferma dell’ipotetica relazione tra la nomina di Capolupo e una presunta ricattabilità di Giulio Napolitano c’è una telefonata del giorno seguente. Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia e delegato per la Legalità di Confindustria nazionale, parla con Adinolfi. Mentre aspetta Montante confida a qualcuno vicino: “Perché è stato prorogato… chissà perché… Figlio di puttana ha beccato ha in mano tutto del figlio di Napolitano, tutto… me l’ha detto Michele… ha tutto in mano sul figlio di Napolitano”. Dove Michele, secondo i carabinieri, è Adinolfi.

Non è chiaro, dalla registrazione, cosa abbia in mano Capolupo. Potrebbero essere parole in libertà ma una democrazia non tollera ombre. Anche Giorgio Napolitano non esce bene dalle intercettazioni, come quella di una conversazione tra Fabrizio Ravoni, già al Giornale dei Berlusconi e poi a Palazzo Chigi con Berlusconi e Fortunato. Il Noe definisce “interessante” la conversazione del 5 febbraio 2014 in cui il burocrate più potente ai tempi di Tremonti, “in contrasto con l’attuale governo Letta sente il bisogno di esternare circa un ruolo anomalo di Giulio Napolitano.

Il discorso – prosegue il Noe – parte da Fortunato che racconta a Ravoni le sue considerazioni sull’azione del Presidente della Repubblica, che avrebbe favorito provvedimenti favorevoli al figlio Giulio imponendo il rigore su altri: ‘Guarda è un uomo di merda io so’ convinto da tempo… prima ha fatto cadere questo poi ha spostato il rigore a parole perché tra l’altro quando si trattava di far passare i provvedimenti per l’Università che gli stavano al cuore al figlio era il primo a imporci le norme di spesa ma comunque poi ha imposto a tutto il paese un anno di governo Monti al grido rigore, rigore, rigore…’”. E il Noe ricorda che Napolitano jr. è professore ordinario a Roma tre.

Alla luce di questi intrallazzi, mettere Napolitano in stato d’accusa e pretendere le dimissioni di un governo non eletto è il minimo.

Il Fatto Quotidiano pubblica oggi in prima pagina le intercettazioni di colloqui tra il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il comandante interregionale della Guardia di finanza Matteo Adinolfi, relative all’inchiesta CPL Concordia.

«Lui non è capace, non è cattivo, non è proprio capace. E quindi… però l’alternativa è governarlo da fuori…», «sarebbe perfetto» per il Quirinale, «l’unico problema è che… bisogna aspettare agosto del 2016. Quell’altro non c’arriva, capito? Me l’ha già detto», afferma Matteo Renzi riferendosi a Enrico Letta («non è capace) e Giorgio Napolitano, nell’intercettazione di una telefonata dell’11 gennaio 2014 con Adinolfi. «La settimana prossima sarà un po’ decisiva perché vediamo se riusciamo a chiudere l’accordo sul governo», dice Renzi, «Rimpastino sicuro. Rimpastone, no rimpastino!».

Renzi si riferisce a Enrico Letta, allora presidente del Consiglio, dicendo che «non è capace», ma «sarebbe perfetto» come presidente della Repubblica. Tuttavia questa ipotesi non è realizzabile fino ad «agosto 2016» (quando Letta compirà 50 anni soglia minima per l’elezione al Colle, ndr). «Il numero uno (Giorgio Napolitano, ndr) anche se mollasse… – dice Renzi – poi il numero uno ce l’ha a morte con Berlusconi per cui… e Berlusconi invece sarebbe più sensibile a fare un ragionamento diverso».

Letta risponde: «Le frasi di Renzi si commentano da sole». Cosi’ Enrico Letta, contattato telefonicamente, risponde a una richiesta di commentare le frasi su di lui pronunciate da Matteo Renzi nel gennaio 2014 in una conversazione intercettata e pubblicata dal Fatto Quotidiano.

In questi anni dei criminali hanno dirottato la democrazia.




Un pensiero su “Napolitano, Renzi e il figlio: una repubblica di ladri”

Lascia un commento