Fagnano: il piccolo comune di 60 abitanti che ha respinto 50 clandestini

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L’AQUILA – Un residence di lusso costruito con l’intento di farne una Spa, con mini appartamenti all’interno, cucine e servizi: doveva ospitare clandestini , a spese nostre. Non accadrà, perché i la città ha resistito.

«E’ inutile proseguire nel muro contro muro, troveremo altre soluzioni» minaccia Paolo Giorgi, speculatore e presidente della onlus Fraterna Tau (onlus a pagamento) che avrebbe voluto portare qui, nella piccolissima Ripa di Fagnano, una cinquantina di sedicenti profughi africani: criminale.

Ma la comunità ha reagito, e lo ha costretto a desistere.

Qui, a Ripa di Fagnano, vivono 60 persone. Lui, il ‘buono’, voleva piazzarci 50 africani a 35 euro a testa al giono.

«Saremmo stati noi a doverci integrare e non loro» hanno protestato gli abitanti.

Ma leggiamo come la racconta lo speculatore:

«Ho saputo da un amico – racconta Giorgi – che esisteva questa struttura costruita per farci una Spa, con cucine autonome dentro gli appartamenti, bagno, ideale per mini nuclei familiari con donne e bambini. Noi facciamo questo di mestiere: accogliamo francescanamente tutti coloro che hanno bisogno».

Francescanamente. Non sapevamo che San Francesco prendesse 35 euro per ogni ‘cliente’.

«Mi sono semplicemente recato lì per vedere come era, non conosco neanche il proprietario (un imprenditore toscano, ndr). Un ragazzo ha sparso la voce di quest’idea ed è scoppiato il pandemonio senza aver fatto nulla di concreto, neanche parlare con il sindaco o con la comunità».

Un ‘ragazzo’…

Una giusta reazione che ha frenato la foga del fanatico : «Questo la dice lunga sul muro di anti cultura eretto dagli amministratori locali – dice Giorgi – Una sorta di ondata anti profughi». Adesso che succede? «Se non c’è accordo con enti locali è inutile continuare. La struttura rimarrà lì, inutilizzata, saranno loro i responsabili del deperimento di questo immobile sebbene non sappiano cosa farci. Sarò curioso di vedere la proposta del Comune e degli enti locali per l’utilizzo».

Il neo sindaco di Fagnano, Francesco D’Amore: «Ho fatto tutti i passi necessari – dice il primo cittadino – La nostra non è una forma di razzismo, ma una preoccupazione condivisa con i sindaci vicini. Siamo impossibilitati, non ci sono le condizioni logistiche per gestire una cosa del genere. Tra l’altro deve ancora partire la ricostruzione, ci sono molte case diroccate e le persone sono nei moduli provvisori. Sarebbe stato opportuno sedersi a un tavolo e affrontare insieme la questione, magari distribuendo gli arrivi sul territorio, con una reale integrazione, cinque o sei persone a comune. Le Onlus stanno operando diversamente, invece. Rispondono agli avvisi della Prefettura e si appoggiano a strutture private. E’ una cosa che va disciplinata per bene, per gli stessi immigrati. Di fatto si creano gravi problemi per i Comuni».

Sono stati gli stessi residenti a chiedere al sindaco un intervento: «Sono venuti prima del Consiglio comunale, ho parlato con loro e ho subito contattato la Prefettura». Non ce ne sarà bisogno. I clandestini qui, tra i boschi di questa bella vallata, non arriveranno. Questa è l’Italia che resiste. E’ l’Italia che ci piace.

Dimostra che quando cittadini e amministratori lottano insieme contro l’invasione, questa può essere fermata. Con le buone, se possibile, con le cattive, se necessario.




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