Via le ‘ombrelline’ dalla F1, arrivano i ‘maschioni’

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Che la nostra società corra a vele più che spiegate verso la surreale demenza, è fatto appurato.

A ricordarcelo, ora ci si mette pure il circuito della formula 1.

L’ultima gara di Montecarlo è, difatti, balzata all’attenzione della cronaca per una ‘scelta storica’: alla griglia di partenza non c’erano più leggiadre ragazze dotate di ombrellini e numeri dei piloti, ma bei maschioni palestrati e un po’ ambigui a ‘farne le veci’.
No agli spacchi, si ai bicipiti.

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Una scelta che sembra provenire da una riunione tra ‘cervelloni’ del calibro di: Boldrini, Scalfarotto e Vladimiro Guadagno. E che probabilmente sarà stata fatta su pressione diretta di associazioni ‘lgbt’, che di certo sono sempre più ‘ascoltate‘. E non è un bene.
Che in sport tipicamente maschili ( tra spettatori e atleti) si sviluppino questi ruoli di ‘ragazze ombrello’ o ‘ragazze ring, è piuttosto conseguenziale: il loro ruolo, molto importante, è fungere da momento di distrazione e relax, per pubblico e contendenti. Nulla di ‘sfruttatore’, ma semmai un’esaltazione della bellezza e della grazia femminile.
Cosa potranno mai provare ora, anzitutto i piloti f1, ad essere affiancati da palestrati oliati, è di difficile comprensione…

Ma del resto, è proprio questo che si cerca di combattere con queste scelte: gli istinti naturali, quelli che ad esempio rendono sport come l’automobilismo appannaggio dei maschi. Nella mente di un ‘politicamente corretto’, in ogni ruolo o lavoro, maschi e femmine devono essere al 50%; magari si potrebbe, per bontà, ammettere qualche 51 contro 49, ma non ad es. il il 99,9% di uomini della Formula 1. E allora scatta l’imposizione: le scelte prese liberamente dalle persone non sono libere, sono invece libere le imposizioni e gli stravolgimenti artificiali imposti dagli egualitaristi.
E’ l’ideologia gender che si cerca di applicare nelle scuole: obbligare realmente i bambini a giocare con le bambole e le bambine con i soldatini, ( o peggio a scambiarsi i vestiti…) per combattere gli obblighi fantasiosi e impalpabili che questi riceverebbero dalla ‘società’ ( che è sempre ‘fascista e sessista’).

Presto ci aspettiamo che la prossima trovata in circuiti di automobilismo, siano le ‘quote rosa‘: probabilmente si imporrà che ogni squadra prenda almeno una pilota, anche se il bacino di piloti maschi aspiranti è enormemente superiore a quello femminile ( magari, per risolvere pure questo problema, rappresentanti lgbt andranno dalle ragazze che vogliono fare ginnastica ritmica o pallavolo, ad obbligarle a fare automobilismo: spiegando che tanto, se lo sport da fare non glielo impongono loro, glielo imporrebbe comunque la ‘società’…).

Per ora comunque, Ecclestone si accontenta dei ‘grid-boys’. Almeno avrà fatto appassionare Vendola.




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