Ammiraglio Marina: “Noi accogliamo, non respingiamo”

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Nuova puntata dalla marina più ‘strana’ del mondo

Giorni fa, il primo ministro australiano Tony Abbott ha invitato i Paesi europei a seguire l’esempio – vincente – del suo Paese: fermare e respingere i barconi prima che raggiungano le acque territoriali.

  • Abbott: «L’unico modo per fermare le morti è quella di fermare le barche. Ecco perché è così urgente che i paesi europei adottino politiche molto forti per fermare il commercio attraverso il Mediterraneo».

Si chiama operazione “Confini sovrani”, la marina militare australiana – loro hanno una vera marina militare – intercetta e respinge i barconi. Come del resto si faceva in Italia al tempo di Maroni, un paio di anni fa, non secoli fa. E c’erano zero sbarchi. E anche zero morti.

Scrive il quotidiano The Australian, che la settimana scorsa, a Sydney, alti funzionari Ue avrebbero chiesto informazioni sul funzionamento dell’operazione ‘confini sovrani’.

La portavoce della Commissione Ue, tal Natasha Bertaud smentisce e dice che la Ue non ha intenzione di seguire il suo esempio: “L’Ue applica un principio di non respingere vittime di persecuzione verso paesi dove sarebbero a rischio – ha detto Bertaud – il metodo australiano non può essere un esempio per noi”.

Pensare che questa gente viene pagata con i soldi delle nostre tasse, fa venire voglia di ghigliottina.

Ma c’è un’altra pletora di mantenuti che fa venire voglia di ghigliottina: gli alti ufficiali della ex Marina Militare. Ormai né più né meno di politicanti.

ammiraglia
CHISSA’ COME ‘OTTENGONO’ TUTTE QUELLE CIANFRUSAGLIE AL PETTO IN TEMPO DI PACE: UN’IDEA CE L’ABBIAMO

Al forum internazionale di Napoli al quale partecipano i vertici delle 26 marine europee, l’ammiraglio italiano Donato Marzano (foto) ha avvisato: “Ci sono diversi paesi che applicano una politica di espulsione, anche con la forza delle armi, altri applicano il diritto internazionale per salvare”, peccato che in Australia non affondino barconi, in Nordafrica si.

“Sono un marinaio che ha trascorso vent’anni in mare – a spese nostre –  se trovo una barca alla deriva, mi dispiace, ma non mi allontano. Io intervengo per aiutare le persone in difficoltà. Non so se questo rispecchia la mia cultura italiana, ma so che è il diritto internazionale. Una nave in difficoltà, sia che si tratti di una barca piena di immigrati che di una nave mercantile, deve essere assistita”.

Che poi si tratti di coloni, che usano la pietà invece della armi per invaderti, questo ad un genio diventato ammiraglio in tempo di pace, non importa.

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Se è per riportarla indietro, si che è giusto, se è per portare centinaia di migliaia di giovani clandestini africani maschi a casa tua, si tratta di un masochismo che avrebbe bisogno di indagini mediche di alto livello.

Il problema è che abbiamo riempito le gerarchie militari di politicanti che avrebbero dovuto finire non, nella Marina Militare, ma nell’esercito della salvezza. O in qualche bordello malfamato di Bogotà.




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