Come investire 168mila euro e intascarne 344mila dagli italiani grazie ai ‘profughi’

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C’è una cascina nel borgo di Robella, in provincia di Asti. La cascina era destinata a diventare un agriturismo, poi, valutata 500 mila euro è stata comprata per soli 168 mila ed è diventata l’ennesimo hotel per profughi. Attualmente ne ospita 27, a spese nostre. Chi ha acquistato ha fatto un buon affare, visto che i 35 euro per ogni immigrato ospitato, significano un incasso di 344.925 euro in un solo anno. Più del doppio della spesa per acquistare la struttura. Soldi che vengono dalle nostre tasse, soldi che potevano essere spesi per ospitare anziani, malati e disabili.

E chi ha acquistato e poi destinato a residence per ‘profughi’ (pakistani, paese notoriamente in guerra), sono i commercialisti astigiani Maurizio Marello e Michele Coppo, fratello del consigliere comunale e avvocato Marcello Coppo (Fratelli d’Italia).

Durante la giornata, i clandestini gozzovigliano in paese: “Abbiamo paura di uscire – spiegano i residenti – perché a qualunque ora ci sono questi “negri” che mangiano noccioline per strada e si siedono nel nostro giardino. Ci siamo già lamentati con chi di dovere, anche il sindaco è furioso”.

A gestire il centro dei due fratelli d’Italia è una cooperativa rossa, la stessa di quest’altra notizia, tanto per non tacere i legami inconfessabili in campo in questo business. L’amministratore unico della cooperativa Leone Rosso, Cesare Marques, conferma di aver ricevuto qualche lamentela da parte degli abitanti: “Non posso di certo chiuderli dentro, non sono mica in carcere. C’è una persona assunta che lavora a tempo pieno lì, è un signore marocchino. Si occupa di tutti i centri di accoglienza che gestiamo nella zona, assieme ad un coordinatore indiano – aggiunge Marques -. Inoltre abbiamo un medico privato, pagato da noi, che visita tutte le settimane i profughi”.

Finti profughi pakistani, dipendenti marocchini e indiani, coop rossa del PD e il fratello di un esponente di destra. Tutti in fila per metterlo nel K. agli italiani.

Ci piacerebbe porre delle domande al consigliere Coppo, che da una prima superficiale ricerca ci pare contrario all’accoglienza di sedicenti profughi, ma le mail inviate non hanno ricevuto risposta. Se è vero che i peccati dei padri non devono ricadere sui figli, lo stesso vale per i fratelli. D’Italia. Quindi siamo a disposizione per eventuali precisazioni.

Perché tra Al Fano e altri politici, ci sono un po’ troppi fratelli nel business.




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