Manenti ha 24 ore: Proto pronto a rilevare il Parma



Giampietro Manenti ha ormai 24 ore per presentare al tribunale un piano di risanamento del Parma Football Club, se non soddisferà le richieste, giovedì 19 marzo per il fallimento.

Intanto, come raccontato in anteprima da alcuni siti, l’attuale presidente, lunedì, ha incontrato il finanziere Alessandro Proto, interessato da tempo al club emiliano. La Proto Organization ha “formulato una proposta di acquisto per l’intero pacchetto della società”.

Proto ha contattato anche il sindaco Pizzarotti, il presidente della Federcalcio Tavecchio e il presidente della Lega di A Beretta. E’ probabile che Manenti passi all’incasso.

Intanto, spunta un ex ergastolano – in Italia esistono – Eugenio De Paolini Del Vecchio, microbiologo e consulente aziendale. Sarebbe stato lui a garantire ai dirigenti del Parma, nel periodo della gestione Taçi, un interessamento nei confronti dei vertici della Guardia di Finanza per ritardare l’azione di verifica sui conti societari. Per questi contatti pericolosi la Procura ha indagato il tenente colonnello Luca Albanese e il colonnello Danilo Petrucelli, entrambi sospesi dal servizio.

Ma ciò che interessa i magistrati è il ruolo giocato da De Paolini come uomo di fiducia del petroliere albanese Rezart Taçi. Su De Paolini pesano due condanne definitive all’ergastolo per gli omicidi del patrigno Leone Del Vecchio, nel 1974, e dei cugini Paola e Federico Bianco di San Secondo, nel 1979. Il movente: il denaro di famiglia che De Paolini avrebbe dilapidato. Ma questa vecchia storia non impedisce oggi a questo personaggio di frequentare i salotti della Parma bene e di avere amicizie importanti. E’ lui, il 20 gennaio 2015, a organizzare una cena al Palace Hotel Maria Luigia. C’erano Rezart Taçi, l’allora presidente del Parma Ermir Kodra, il d.g. gialloblù Pietro Leonardi, il sindaco Federico Pizzarotti, il direttore e il presidente dell’Unione Parmense degli Industriali Cesare Azzali e Alberto Figna. Contatti ad alto livello, insomma. De Paolini aveva il compito di convincere Taçi a entrare direttamente nel Parma Football Club. Tommaso Ghirardi aveva venduto la società (anche in questo caso alla cifra di un euro, con l’impegno sottoscritto di farsi carico della situazione debitoria) alla Dastraso Holding, che faceva sì riferimento al petroliere albanese, ma Taçi non compariva in alcun documento ufficiale, tant’è vero che sulla poltrona di presidente del Parma si sono seduti nell’ordine Pietro Doca, Paolo Giordano e Ermir Kodra. Taçi mai. Evidentemente perché la prudenza gli consigliava di stare nell’ombra. C’è De Paolini nella gestione della cessione improvvisa (sempre a un euro) da Taçi a Manenti all’inizio di febbraio. La Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna sta indagando a fondo su queste operazioni borderline.

PS.

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