Parte Davos, il raduno dei mafiosi in doppiopetto

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E’ forte la presenza della Cina capital-comunista a quel simposio di elitisti chiamato ‘World Economic Forum’ che si tiene a Davos. E’ naturale, la Cina è l’architrave della Globalizzazione che ha generato, in Occidente, uno spaventoso passaggio di ricchezza dal basso verso l’alto: classi medie falciate e ricchi oligarchi sempre più ricchi.

Oltre al primo ministro Li Keqiang nella localita’ svizzera ci sono oltre 80 delegati del gigante asiatico. La prima partecipazione al forum di una delegazione cinese risale al 1979.

Della delegazione fanno parte il governatore della Banca centrale cinese, Zhou Xiaochuan, e altri esponenti di primissimo piano del mondo del business cinese, a cominciare da Jack Ma, fondatore del colosso dell’e-commerce Alibaba; l’ad di Huawei, Ren Zhengfei; e l’ex capo economista della Banca Mondiale, Justin Li Yifu, che fino al 2008 ha diretto il China Center for Economic Research dell’Universita’ di Pechino, uno dei piu’ prestigiosi atenei cinesi.

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“Serve più finanza e meno intermediazione bancaria” con “l’obiettivo di mettere a disposizione delle imprese più strumenti finanziari, più bond e, ad esempio, più interventi delle assicurazioni in funzione bancarie”. Così il presunto ministro dell’Economia italiana, Piercarlo Padoan, anche lui a sparare kyengate al forum di Davos al dibattito sulla stabilità finanziaria.

Ma l’approccio che sollecita non è nazionale. “Dobbiamo sviluppare una visione comune”, dice e poi aggiunge che “c’è ancora molto da fare per raggiungere” questo obiettivo. Che si spera non raggiungerete mai.

La democrazia non esiste. Le decisioni vengono prese sulle teste dei popoli occidentali in queste riunioni a porte chiuse.




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