Le Coop rivendevano abiti donati dagli italiani in Africa

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Le coop di Buzzi facevano – e fanno – affari a 360° nel business della cosiddetta ‘solidarietà’: si vendevano in Africa, anche gli abiti usati raccolti da quegli osceni cassonetti gialli che già sono preda degli zingari. Tutto torna. Fifty fifty.

Nell’operazione della Direzione distrettuale antimafia e della squadra mobile che ha portato all’arresto di 14 persone oltre a 4 indagati c’è infatti anche lui, il grande capo delle coop rosse Salvatore Buzzi, arrestato per mafia capitale. Gli abiti usati, invece di essere destinati a italiani bisognosi, venivano spediti in Nord Africa: come fanno gli immigrati con le bici rubate. Dal porto di Civitavecchia e da altri scali marittimi nazionali nel solo anno 2012, ne sono stati imbarcati quasi 3 milioni e mezzo di chili in 184 containers.

Il gip scrive: «E’ Buzzi che organizza i bandi e distribuisce il lavoro alle finte onlus interfaccia della camorra; è Buzzi, quindi, che manovra una massa di soggetti destinatari – suo tramite – di introiti fissi, e, nel caso del traffico dei rifiuti tessili, strumentali alla gestione di affari di insospettata dimensione internazionale».

La custodia in carcere è stata disposta per Sorgente Danilo; Monti Roberto; Cozzolino Pietro; Cozzolino Aniello; Paladino Giovanni; Guerra Emilio; Ocana Marcelo Rodolfo; Bifulco Michele; Achab Boutouchent. Ai domiciliari invece Sorgente Barbara; Marcelli Eleonora; Monti Piero ; MagliulO Nicola.

Chiudere le Onlus, le coop e le associazioni che vivono di immigrazione.




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