Patriota tibetano muore dopo torture cinesi

Vox
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Il patriota tibetano e prigioniero politico  Tenzin Choedak, noto anche come Tenchoe, è morto venerdì scorso a Lhasa, capitale del Tibet occupato.

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Aveva appena scontato il sesto anno di reclusione di una condanna di 15 anni. E’ morto per le percosse e le torture subite da parte delle autorità cinesi durante la prigionia, che avevano lasciato un segno troppo profondo.

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Tenchoe, 33 anni, era quasi irriconoscibile, secondo gli esiliati tibetani che risiedono in India, a Dharamsala. La sua condizione fisica era peggiorata e aveva lesioni cerebrali: vomitava sangue.

Era stato arrestato per aver guidato le proteste  contro il dominio e l’immigrazione cinese in Tibet a Lhasa nel 2008. Voleva solo una terra per il suo popolo.

Il partito comunista cinese sa benissimo che il modo migliore per assimilare un popolo, è distruggerne le tradizioni e l’identità. E per fare questo ecco l’immigrazione e lo sconvolgimento architettonico. Questo somiglia a quello che avviene in Occidente: anche qui importazione massiccia di immigrati, sfruttamento massiccio del territorio e sconvolgimento architettonico-culturale delle nostre città con la costruzione di centri commerciali, negozi etnici e Mc Donald’s. Cambiano i padroni, ma il progetto è  lo stesso: la dissoluzione dei popoli.

Che la terra ti sia lieve, Tenzin Choedak detto Tenchoe. Meglio morire, che vivere da schiavi, come  molti di noi fanno.