‘Ideona’ dei ‘progressisti’: abolizione dei voti, e ognuno studia le ‘cose sue’

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SESSANTOTTARDI SOPRAVVISSUTI A SE STESSI

Francia – Dopo aver cercato d’introdurre in tutti i modi ed a tutti i costi l’ideologia gender nelle scuola, ecco una nuova iniziativa tesa a smantellare l’impianto educativo francese, iniziativa sferrata niente meno che dal ministro marocchino per la Pubblica Istruzione, Najat Vallaud-Belkacem: l’”idea” è quella di togliere i voti agli studenti.
Voti che, secondo lei, favorirebbero il «fallimento». Accogliendo così in toto un rapporto, pervenutole dal Consiglio Superiore dei Programmi, che prevede nove proposte, tese per l’appunto alla soppressione delle tradizionali valutazioni, ritenute troppo sanzionatorie e competitive, preferendovi griglie molto accurate, tali – secondo i “soloni” dell’apposito Comitato, creato lo scorso anno dal socialista Vincent Peillon – da «incoraggiare la riuscita, anziché la sconfitta» degli studenti: ad esempio, tenendo conto dell’insieme delle competenze degli allievi, senza limitarsi a quelle «valutate dalle prove classiche», giungendo così ad elaborare dei «livelli di abilità».

Storia, geografia, matematica, francese verrebbero sostituiti da «progetti personali», in base ad obiettivi affidati oltre tutto ai docenti della singola scuola, frammentando così l’impianto educativo, parcellizzandolo in modo spinto e dunque relativizzandolo. Per ora si tratta solo di un parere consultivo, ma presto potrebbe essere tramutato in uno specifico progetto di legge.

L’idea non è nuova: è la riproposizione di quanto già auspicato nel giugno scorso dall’allora ministro dell’Istruzione francese, Benoît Hamon. Ma un suo predecessore, Luc Ferry, titolare del dicastero nei governi Raffarin I e II, ha già bollato l’intera iniziativa come un progetto «incredibilmente stupido». E gli stessi genitori lo hanno apertamente contestato, laddove applicato in via sperimentale, come presso la scuola del Gers, nel Sud-Ovest della Francia. Qui è in vigore da cinque anni, ma mamme e papà lo hanno definito «impreciso» e «poco comprensibile».

Il sito della Chiesa Cattolica Italiana pubblica il documento Teoria e pratica della valutazione nell’insegnamento della religione cattolica, scritto da un esperto, il prof. Sergio Cicatelli, docente e membro di diverse commissioni ministeriali. Al cap. 2 “Tecniche e strumenti di valutazione” si legge: «In realtà non si può trascurare il significato formativo, che ha qualsiasi valutazione, per l’effetto che produce, per esempio a livello emotivo, sull’autostima e sulla motivazione di un alunno».

Altro che danni, il voto fa parte del percorso di crescita e maturazione di un individuo. E’ ‘sbucciandosi le ginocchia’ che si cresce. E si impara a correre senza cadere.
Questo diverso ‘sistema educativo’, da un lato tradirebbe tutto ciò, e dall’altro, trasformerebbe maggiormente le scuole in ‘piccole aziende’, dove ognuno magari fa il suo ‘compitino’, e non è posto in condizione di poter cogliere l’apertura alla meraviglia, allo stupore, al piacere della conoscenza.

P.S. E inoltre ( detto per inciso), non sia mai che certe idee siano portate anche in Italia, in una scuola dove non si boccia mai, che di tutto ha bisogno, meno che di altro egualitarismo verso il basso. La scuola ha invece bisogno di importanti cambiamenti, in senso meritocratico, che portino anche a velocizzare il percorso scolastico dei più “idonei”.

In collaborazione con nocristianofobia.org




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