Mare Nostrum è più vivo che mai

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Fuori dalla fuffa politicante, buona solo agli alfanidi per cercare di raccattare almeno uno sputo di consenso, molto poco è cambiato dall’annunciata chiusura in pompa magna della demenziale operazione Mare Nostrum.

L’arrivo in serata di 248 “migranti” nel ragusano, a Pozzallo, ce lo ricorda chiaramente.
Lo sbarco è difatti frutto di un “ammirevole” lavoro di squadra di Guardia Costiera e Marina Militare; le quali, fornendo già sulla carta almeno la metà dei mezzi dell’operazione ‘Triton’, possono dunque continuare il loro ossessivo pattugliamento del Mediterraneo, alla focosa ricerca di africani da portarci.
Ben lontano dal presunto obiettivo natale del progetto Frontex, di respingere i clandestini.
Del resto, dei 248 di Pozzallo, 141 sono stati presi in acque libiche dal pattugliatore ‘Peluso’ della Guardia Costiera, mentre si trovavano su di un gommone ‘in difficoltà’; e per quanto concerne gli altri 107, sempre la ‘Peluso’ è riuscita a raccattarli grazie a una ‘puntuale’ segnalazione dell’elicottero di Nave San Giorgio, della Marina militare.
Logicamente, tutti o quasi i “nuovi arrivati” sono di origine sub-sahariana, con ogni probabilità non provenienti da paesi in guerra ( magari da paesi con l’ebola, ma non con la guerra).
Da notare il mantra giornalistico del “gommone in avaria”. E’ interessante perché una piccola limitazione nelle ‘regole’ della “nuova” operazione, sarebbe il non potersi allontanare dai litorali italiani più di 30 miglia; ma anche questa minima limitazione crolla, nel caso in cui un mezzo si trovi, per l’appunto, in avaria…
Quindi… fin troppo semplice per scafisti vari, danneggiare il gommone, fare magari anche una chiamata a chi di dovere e portare a termine il proprio lavoro. Tanto, come ha detto Alfano: “L’operazione si muove nei limiti del diritto internazionale della navigazione, che impone il dovere di soccorrere chi è in difficoltà in mare”( sic!).
Già, peccato che non si è accorto che di “mezzi in avaria” è pieno il nostro mar.




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