Pd-choc: ‘300mila tessere erano fasulle’

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“Sul tesseramento al Pd sento discorsi ipocriti che vogliono dare valore politico a quello che è stato negli ultimi anni solo un vile mercato, quello delle tessere e delle preferenze, ed al quale nessuna corrente o meglio tribù interna si è sottratta”. Lo scrive il deputato Roberto Morassut (Pd) in un articolo apparso sull’edizione romana del Quotidiano Italiano. Il parlamentare romano, che in questi giorni presenta il suo libro “Roma Capitale 2.0” dove parla anche della difficile situazione che vive il partito organizzato, spiega: “Vedo che c’è chi – difronte al calo degli iscritti – si divide tra fautori del partito degli elettori e fautori del partito radicato. Le solite chiacchiere. Un partito moderno ha bisogno di entrambi ma ha soprattutto bisogno di trasparenza. Cosa che manca da anni. Ovvio che gli iscritti calino oggi. Infatti non c’è un congresso. Ovvio che siano cresciuti esponenzialmente nel 2013. Infatti c’era il congresso. Questa è la vera spiegazione e la vera malattia del Pd”.

Una dichiarazione del genere, fosse fatta dall’esponente di un qualsiasi altro partito che non avesse liasons amorose con la magistratura, porterebbe seduta stante ad un’inchiesta. Invece no.

“Per iscriversi – spiega Morassut – basta pagare 20 euro e le tribù interne – nessuna esclusa – hanno facile gioco nei congressi a produrre pacchetti di tessere di gente anonima, con fondi la cui provenienza non si conosce, che votano nei circoli e fissano la quota percentuale della corrente-tribù da cui scaturirà la percentuale per avere posti nelle liste, nei direttivi e magari nei consigli di amministrazione. Questa che è la verità che tutti sanno e che viene coperta da discorsi politologici sulla “forma-partito”. Il risultato di questa squallida vita interna è l’assenza di dibattito politico e la selezione di una classe dirigente spesso inadeguata. Basterebbe legare la quota tessera al reddito dell’iscritto per scardinare il sistema del tesseramento a pacchetti telecomandati ma non si è mai voluto fare. Il Pd – ricorda – aveva nel 2012 circa 250 mila iscritti. Nel 2013 col congresso sono arrivati a 580 mila e non per virtù dello spirito santo o di una improvvisa spinta civica. Nel 2014 scendono a 100 mila. E i motivi sono quelli suddetti. Non altri.”

Quindi: le tessere erano gonfiate. Fasulle. Come le primarie del resto. Acquistate dai vari cacicchi locali – e di corrente – per ottenere posti al congresso del partito. Ovviamente, senza congresso, questi capicorrente non hanno bisogno e interesse a rinnovare le tessere di persone morte, mai nate o inconsapevoli. Una truffa perseguibile per legge, visto che i partiti sono organismi pubblici che devono rispettare alcune norme.

Gli iscritti del PD erano zombies. Ora che non servono sono tornati nelle loro tombe. Pronti a ‘resuscitare’ una volta che il prossimo congresso si avvicinerà.

CHE DIRE POI, DELL’AMMISSIONE DI COLPA DEL VICE DI RENZI, CHE E’ UN’AUTODENUNCIA:

“Meglio gli elettori o i pacchetti di tessere ‘gonfiate’? Non c’e’ dubbio che valgono di piu’ i voti e che il tesseramento, come dice il vicesegretario Guerini, deve essere vero, fatto da persone reali e non da figuranti”. E’ quanto afferma, in una nota, Stefano Pedica del Pd.

“Bisogna mettere fine al tesseramento ‘ad congressum’. Quello delle tessere ‘gonfiate’ durante i congressi – osserva Pedica – è un male di tutti i partiti che lentamente stanno perdendo la loro ragion d’essere. Se il numero dei tesserati veri e’ in calo, il problema e’ la mancanza di politica sul territorio. C’e’ uno scollamento tra politica e cittadini e urge un restyling dei circoli, che sono diventati feudi delle varie correnti e cordate. Bisogna cambiare l’assetto dei circoli e portarli ad essere dei veri luoghi di partecipazione attiva sui territori. Il segretario nazionale detta la linea ma poi la politica deve essere fatta nelle piazze, nelle periferie e non dietro le scrivanie. Solo così i partiti possono salvarsi”.

Mare Nostrum serve ad arruolare figuranti clandestini.




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