Ecco il politico che ha affittato casa ai pakistani

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VOLEVA AIUTARLI AD ‘INTEGRARSI’ 

poetaconsigliere

Porto Recanati (Macerata) – Ci sono novità, per quanto riguarda questa notizia: Centrale dello spaccio degli immigrati nella casa di un politico.

L’appartamento risulta di proprietà del consigliere comunale del M5S Giammario Poeta, che lo aveva affittato ai due pachistani, Adrees Adeel di 21 e Mohammad Aftab di 26, beccati a vendere dosi di eroina a un 25enne di Ancona.

I militari tenevano d’occhio i due bastardi da diversi giorni e hanno deciso di intervenire quando hanno avuto la certezza che nell’appartamento era nascosto un ingente quantitativo di droga.

A mettere i carabinieri sulla pista giusta sono state le segnalazioni arrivate da diversi cittadini, che avevano notato strani movimenti in centro. Strani movimenti che il padrone di casa non avrebbe notato…

I pachistani non erano dei verginelli, venivano dall’Hotel House, che è un noto centro di spaccio in città, ma questo non ha impedito al politico di affittare loro casa. Perchè, ha spiegato: ‘voleva aiutarli ad integrarsi’.

Di seguito l’intervista rilasciata dall’ingenuo politico ad un giornale locale:

«Si erano presentati con tutte le credenziali a posto: avevano i documenti d’identità e i permessi di soggiorno, dicevano di lavorare e hanno stipulato un regolare contratto d’affitto. Io gli ho dato fiducia, ma evidentemente non la meritavano».

Architetto, come sono andate le cose?

«Guardi, io ho appreso di questa storia stamattina (ieri, ndr) dal giornale. Non ne sapevo nulla, così sono andato a parlare con i carabinieri. Un paio di settimane fa ho fatto un regolare contratto d’affitto con questi due ragazzi che si erano presentati con tutte le credenziali a posto. Ovviamente non avevo la minima idea di quello che volevano fare».

Arrivavano dall’Hotel House?
«Sì, davano l’idea di persone che avevano il bisogno di essere aiutate a essere inserite. Dicevano che la vita all’Hotel House era difficile, che volevano spostarsi in centro. La mia idea era di aiutare a sgonfiare l’Hotel House, di vedere se c’era una possibilità di integrazione. Abbiamo fatto un contratto di un anno, una prova. Se si fossero comportati bene, avremmo prolungato l’affitto. Non mi aspettavo si sarebbero comportati così, non hanno meritato questa fiducia».

Prima degli arresti le avevano segnalato che c’era qualcosa che non andava?
«Non mi avevano segnalato niente. E comunque mi dà fastidio che venga strumentalizzato il fatto che sono un consigliere comunale. Qui la politica non c’entra niente, io ho affittato un appartamento da privato cittadino, nel pieno rispetto della legge. Non mi devo rimproverare nulla».

Da politico ha cambiato idea rispetto a tutti i discorsi che si fanno su integrazione e Hotel House?
«Evidentemente l’integrazione è una cosa complessa, che va coniugata con la sicurezza. Ma a comportarsi male può essere chiunque, un pachistano come uno di Porto San Giorgio».

Lui, a scanso di equivoci, affitta ai pachistani. Provenienti da un noto centro di spaccio cittadini. E poi cade dal pero.

Affittare a giovani italiani no, meglio speculare sull’immigrazione.

Il MoVimento deve stare molto attento a non imbarcare persone dubbie nelle proprie fila.




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