Lavoro: i mille morti di Renzi

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“In questi giorni il bollettino delle morti sul lavoro è diventato un bollettino di guerra.E’ uno dei pochi successi di Renzie, un bel +7,1% di morti rispetto all’analogo periodo del 2013.
489 morti ad oggi e lui pensa all’abolizione dell’articolo 18…”.

Il blog di Grillo commenta i dati sugli incidenti sul lavoro: “Fabbriche trasformate in cimiteri, diritti in carta straccia. Evviva i salottini buoni e i consulenti alla Marchionne e alla sinistra che la trionferà”.

La precarizzazione del mercato del lavoro, portata avanti a suon di leggi, importazione di un esercito di riserva di clandestini
e mettendo in concorrenza i nostri imprenditori con quelli cinesi (abolizione dazi) è dietro l’aumento delle morti.

Come scrive un blog specializzato:

Sono 489 i morti per infortuni sui luoghi di lavoro dall’inizio dell’anno +7,1 % rispetto allo stesso giorno del 2013. Se si aggiungono i “diversamente assicurati” che non appaiono mai nelle statistiche delle morti sul lavoro, tra questi i morti sulle strade, in itinere e di categorie con assicurazioni proprie, diverse dall’INAIL, pensiamo si superano complessivamente i 1.000 morti (stima minima), ma per molte ragioni è impossibile avere un numero certo di vittime sulle strade, soprattutto di lavoratori con partita IVA individuale che muoiono sulle strade e che sono classificati come “morti per incidenti stradali”, mentre invece stavano lavorando o erano in itinere. Ma le morti sui luoghi di lavoro che segnaliamo sono tutte documentate.

Non è una questione di destra e sinistra, è una questione tra identitari e globalisti. Chi vuole proteggere le identità, non può non proteggere i diritti dei lavoratori (non i privilegi ovviamente), e chi vuole difendere i diritti dei lavoratori, non può non difendere le identità: le due cose si tengono.

I sindacati hanno svenduto i lavoratori quando hanno accolto a gambe aperte – e dietro compenso – la Globalizzazione. Inutile ora si ergano a difensori di un fortino come l’art.18, quando hanno spalancato le frontiere e permesso l’arrivo dell’orda: sia clandestini low-cost che prodotti low-cost dalla Cina.




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