La bufala antirazzista degli ‘indiani dopati’

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Solo un’associazione di stampo xenofilo e il PD potevano concepire una tal kyengata subito rilanciata dai giornalettisti a libro paga.

Scrive il giornalista :

O l’associazione In Migrazione, subito sostenuta da partiti e parlamentari, ha creato un falso allarme sui braccianti indiani dopati per sopportare la fatica del lavoro nei campi pontini, senza avere in mano uno straccio di prova, o le forze dell’ordine hanno ignorato un fatto che, se vero, sarebbe gravissimo, con tanto di avallo del Ministero dell’interno. Tertium non datur.

La risposta del Viminale alle richieste di accertare la verità su quello che, a metà maggio, era diventato un caso nazionale, del resto non lascia spazio a fraintendimenti. A Montecitorio, il viceministro dell’interno Filippo Bubbico, rispondendo a un’interrogazione sui sikh sfruttati e drogati in provincia di Latina, presentata dalla deputata Luisa Bossa, del Pd, insieme a 30 colleghi, ha ora sostenuto: “Sul coinvolgimento di cittadini indiani nell’uso di sostanze stupefacenti, si rappresenta che, al momento, non sono emersi elementi investigativi tali da comprovare la riconducibilità dell’uso di tali sostanze alle gravose condizioni di lavoro cui sarebbe sottoposta la manodopera indiana”.

Occorre però andare per ordine. A maggio la onlus romana In Migrazione, presieduta da Simone Andreotti, esponente di Legambiente, e con responsabile scientifico il sociologo pontino Marco Omizzolo, anche lui impegnato da anni sul fronte ambientalista, ha presentato un dossier denominato “2010 – Dopati per lavorare come schiavi”. Vengono raccolte in forma anonima testimonianze di braccianti sikh, che lavorano nell’agro pontino, tra Sabaudia, il Circeo, Terracina e Fondi. Gli stranieri raccontano storie di sfruttamento, di ore e ore passate con la schiena curva nei campi per pochi spiccioli, di maltrattamenti. E che in provincia di Latina vi siano ampie sacche di lavoro nero e di pesante sfruttamento degli immigrati è noto da tempo. Nel dossier, però, si va poi oltre. Nei mesi precedenti, complice anche il cambio di alcune norme nel contrasto al mercato della droga, le forze dell’ordine avevano arrestato diversi indiani, trovati con papavero da oppio e metanfetamine. Per gli investigatori si trattava di stranieri improvvisatisi spacciatori, visto che quelle sostanze stupefacenti sono gettonate nella comunità indiana, che nell’agro conta circa 12 mila persone. Per In Migrazione, partendo dalle testimonianze anonime, la realtà è diversa: i braccianti sikh si drogano perché costretti, trovando nell’oppio l’unico modo di sopportare il lavoro impossibile a cui sono costretti. A vendere la droga vi sarebbe una rete di italiani senza scrupoli, con contatti anche all’estero, una probabile associazione mafiosa. Il caso diventa subito caso nazionale, si mobilita la Prefettura, piovono interrogazioni in Parlamento e Omizzolo viene anche ascoltato dalla commissione parlamentare antimafia. Le forze dell’ordine ripetono che non ci sono riscontri a quella denuncia, ma il caso Latina continua a montare. Ora la risposta del Viminale: tanti illeciti per far entrare clandestini in Italia, tanta droga, tanto lavoro nero, ma nessuna traccia di doping per lavorare. Possibile che dopo tanto clamore nessuno abbia indagato a fondo sulla vicenda? La risposta sembra essere no e a questo punto resta da capire come In Migrazione ha potuto fare quella denuncia.

Le uniche vittime del lavoro degli indiani nei campi, sono quegli italiani che, prima dell’immigrazione, facevano quel lavoro stagionalmente, e che ora non possono più farlo: perché lo fanno i sikh nel Lazio e gli africani in altre zone d’Italia. Disposti a farlo per pochi soldi e ad orari schiavili.

Di questo, dovrebbero occuparsi i parlamentari del PD. Ma loro pensano ai ‘migranti’, degli italiani se ne fottono.

Come se ne fotte dell’ambiente Legambiente. che dovrebbe avere, se veramente tiene al territorio, come primo punto del proprio statuto l’opposizione ferma all’immigrazione: che è, in primo luogo, degrado ambientale.

Ma non sono ambientalisti. Sono orfani di Stalin in salsa verde.




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