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L’insostenibile leggerezza di Papa Francesco

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L’attuale Pontefice pare sempre più impegnato a rendere vive le profezie che lo vogliono come l’ultimo vescovo di Roma. Quello che presiederà alla fine del Cristianesimo.

Il suo atteggiamento totalmente assente dai temi decisivi dell’etica, la sua subalternità al modernismo pauperista che finisce per assimilare la Chiesa ad una grande e cadente associazione umanitaria sono secondi solo alla sua arrendevolezza verso l’Islam: che somiglia sempre più ad una resa senza condizioni.

Il problema è l’inconsistenza storica e dottrinale di questo Papa, un nano su questi temi rispetto al collega in pensione anticipata.

Francesco viene da una società, quella latinoamericana, che ha problemi completamente differenti rispetto a quelli del vecchio mondo. Una società dove la povertà è endemica e la Chiesa supplisce alla totale assenza di strutture pubbliche. Una mega-caritas più che una religione.

E muore dal desiderio, forse inconscio o forse no, di ‘americanizzare’ l’Europa. Lo testimonierebbe il suo folle siparietto a Lampedusa.

Ma il Papa non si rende conto che la sua società di provenienza è tale, proprio perché multietnica. Non può esistere uno Stato Sociale in un Paese dove non ci sono legami di sangue tra le persone. Lo stato sociale nasce nelle omogenee società europee, non nelle ‘diverse’ società del nuovo mondo, dove ognuno pensa a sé, e ogni comunità ha i propri ospedali e le proprie reti di sostegno private o semi-private.

O forse se ne rende conto, e vuole rendere anche le società europee sempre più simili a quelle latinoamericane per dare alla Chiesa.Spa una nuova ragione sociale.

Non funzionerà. Non solo perché questo allontanerebbe il Cristianesimo dalla sua origine greco-romana, ma anche perché i ‘nuovi arrivati’ sono quasi sempre islamici. E hanno le loro reti caritatevoli.

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Oggi, l’uomo che ha invitato un Imam a declinare i versetti del Corano anti-cristiani in Vaticano ha detto:

Iraq, Papa: “No guerre in nome di Dio”
“Mi lasciano incredulo e sgomento le
notizie dall’Iraq. Migliaia di persone
e cristiani cacciati dalle case in modo
brutale. Bimbi morti di sete e fame du-
rante la fuga. Donne sequestrate,perso-
ne massacrate,violenze inaudite,distru-
zione di patrimoni religiosi e cultura-
li”. Così il Papa all’Angelus.

“Non si fa la guerra in nome di Dio”,
ha proseguito, confido che un’efficace
soluzione politica a livello interna-
zionale possa fermare questi crimini e
ristabilire il diritto”.

Per carità, non si fanno guerre in nome di Dio. Ma queste sono parole al vento.
Perché gli islamici continueranno a farle. O ti adegui, o muori.

E se qualcuno ti attacca e ti sgozza in nome di Dio, girarsi dall’altra parte non serve. Devi reagire, non porgere l’altra guancia.

E questa è la grande debolezza del Cristianesimo attuale, e di questo Papa in particolare. Che sembra sempre più il curatore fallimentare di una religione decadente.

Risalga su quella Croce, cazzo.

 

Fonte: Identità.com