Emergenza Tubercolosi a Milano, clandestini con certificati falsi

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E IL FATTO QUOTIDIANO PROTEGGE L’IDENTITA’ DI UN TRAFFICANTE: LO DEFINISCE ‘MEDIATORE CULTURALE’

I clandestini africani, tra i quali molti eritrei – e in Eritrea non c’è alcuna guerra, tanto che la Farnesina non sconsiglia viaggi – che arrivano a Milano, dopo avere pagato diverse migliaia di euro – si arriva fino a 6 mila euro per essere traghettati fino ai taxi di Mare Nostrum – sono pronti poi a pagare ulteriori mille euro per avere documenti falsi e un nuovo passaggio per raggiungere le città del Nord Europa che ospitano i loro parenti.

In sostanza, la nostra Marina fa il primo tratto, poi lascia il resto alle altre ruote della macchina dell’invasione.

E’ ovvio che, nel caso i clandestini non abbiano a disposizione i soldi necessari all’ultimo tratto, per averli tutti spesi per la crociera nel Mediterraneo, i soldi li reperiscono lavorando per la criminalità ‘migrante’ a Milano: spaccio, prostituzione, furti e altre ricchezze portate dall’immigrazione.

Questo VOX lo ha sempre denunciato con una serie di articoli che mettono in evidenza come non ci si trovi davanti a ‘poveri fuggiti da guerre’, ma, bene che vada, da ‘classi medie in cerca di sussidi governativi scandinavi’, male che vada, da ‘criminali disposti a tutto’.

Oggi, il Fatto Quotidiano ha intervistato un personaggio che lavora nel business dell’immigrazione, li chiamano ‘mediatori culturali’.

Scrive il Fatto, che non ha denunciato il fatto alle autorità e ha anzi promesso l’anonimato a quello che è un criminale:

“Si tratta di un business che – spiega – dura da decenni”. I passeur si danno appuntamento attorno ai presidi di primo soccorso, nati per accogliere i profughi appena arrivati.

Interessante. E una volta che non denunci la persona coinvolta nel traffico – puoi anche definirlo ‘mediatore culturale’, ma ci credono solo quelli con QI depresso, sei complice del traffico.

Intanto a Porta Venezia c’è il camper dei medici volontari italiani che denunciano le difficoltà di visitare persone ‘senza identità’.

“Questo – dicono i sanitari – potrebbe portare a una vera e propria emergenza. L’attività di controllo è resa difficile, visto che una persona potrebbe presentare un certificato che dice di non soffrire di tubercolosi, ma il documento potrebbe non essere suo”.

Ma non li visitavano sulle navi? Invece apprendiamo dai fanatici dell’accoglienza, che i clandestini viaggiano con falsi certificati di ‘buona salute’. Ed esiste un’emergenza sanitaria. A Milano. Nell’anno del Signore 2014.

Troppo facile, intervistare un anonimo su un fatto così grave, un fatto che mette a rischio la salute dei cittadini, e nascondersi poi dietro l’anonimato.




2 pensieri su “Emergenza Tubercolosi a Milano, clandestini con certificati falsi”

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