Il lamento finale di Padre Prandelli: “Mi hanno minacciato”

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  • Giuseppe Rossi?  Una delusione umana

  • Balotelli? Nazionale ha bisogno di lui

  • Potevo avere buonuscita

Alla presentazione come nuovo tecnico del Galatasaray: “Superare una choc come il Mondiale non è facile. La possibilità di iniziare subito e avere un nuovo obiettivo potrebbe aiutarmi molto. Il bilancio dei 4 anni in azzurro non devo farlo io. Ciò che abbiamo compiuto dentro e fuori dal campo sarà da rileggere. Certo, quando poi ricevi minacce, lettere nella cassetta della posta, oppure leggi certi articoli o senti certe trasmissioni, rimani spiazzato, non ti fanno star bene, ti chiedi il perché. Sei anche costretto a consolare chi fino a quel momento aveva cercato di consolare te. D’altronde, Ci sono i familiari, puoi perdere la testa. Che dovevo fare? Restare sul divano. Mi sono dimesso perché non sono il tipo che va a chiedere la buonuscita come si fa in Italia. Non sono venuto qui per le minacce per questo, ma se avessi ricevuto delle proposte non so se adesso avrei allenato in Italia”.

Voleva anche la ‘buonuscita’, e per cosa?

Poi attacca Rossi: “Giuseppe Rossi? Non volevo parlarne. E’ ancora forte la delusione che ho provato dopo le sue parole. Se un giocatore conosce il proprio ruolo… L’avevo detto alla prima conferenza; non era pronto e gliel’ho detto due volte. Questa è una delusione umana. Un giorno dirà la verità. E’ cominciato tutto da lì”.

Pronta la reazione dell’agente di Rossi, Andrea Pastorello: “Prendo atto delle sue parole, ma scelgo di non commentare. Detto questo c’è un limite a tutto, se questa situazione dovesse continuare allora più avanti potremmo anche noi dire la nostra”.

La preparazione ‘scientifica’:”La preparazione? Ci assumiamo tutte le responsabilità, ma giocare due volte alle 13 non è stato facile, con temperature tra 30 e 50 gradi (al sole, ndr). Abbiamo cercato una preparazione scientifica, forse abbiamo voluto proporre tante cose, per qualcuno forse troppo avanti. E’ stato un errore di generosità, volevamo dare dei supporto, volevamo far vere che eravamo vicino alla squadra. Le scelte? Le le rifarei, sono state dettate dal campionato, chi c’era ha meritato di venire”. Tipo Balotelli e non Toni o Destro, scelte dettate dal ‘campionato’.

Poi si sveglia troppo tardi: “Mario non è un campione, è un giocatore che ha i colpi. Quando ci siamo salutati gliel’ho detto: se vuole diventare quello che pensa deve essere nella realtà e non nella visione virtuale. Gli ho voluto bene e gliene voglio tuttora, ma deve percepire la realtà e non creare il proprio mondo parallelo. Gli ho detto: fai tesoro di questa esperienza perché la Nazionale ha bisogno di te. Se torni coi piedi per terra, non sarai solo un giocatore che ha i colpi e non un campione”.

Non abbiamo bisogno né del ghanese, né del prete mancato Prandelli.




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