Reggio Emilia: la piccola ‘Versailles’ è in rovina, soldi spesi per i ‘profughi’

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REGGIO EMILIA, 3 marzo 2014 – I SUOI arredi erano fastosi, la mole imponente: tanto che quando fu costruita, tre secoli fa, venne chiamata la piccola Versailles. Ma il sogno di ritornare agli sfarzi del Settecento resterà, con tutta probabilità, tale. Dal Comune dicono che sono troppi i soldi che occorrerebbero per recuperare allo stato originario il Palazzo Ducale di Rivalta, frazione di Reggio Emilia, meglio conosciuto come “Reggia”.
«Servirebbero tre milioni solo per sistemare l’edificio, più altri dieci milioni per riportarlo allo stato del Settecento: è un bene vincolato dalla Soprintendenza», spiega l’architetto Massimo Magnani, dirigente comunale dell’area Pianificazione strategica. Il Comune acquisì gratuitamente il Palazzo Ducale nel 2003, insieme all’area annessa di oltre 200mila metri quadrati, nell’ambito di un’operazione urbanistica che disponeva la ricollocazione delle volumetrie in un’altra zona.
Sulle possibili destinazioni della Reggia si fece un progetto di “urbanistica partecipata”: in pratica, si consultarono i cittadini. Inoltre si coinvolsero i privati con un percorso di partenariato pubblico-privato (il cosiddetto project financing). Tra il 2006 e il 2007 il Comune redasse uno studio di fattibilità e poi fece una manifestazione tecnica d’interesse, per sondare eventuali disponibilità. Sede espositiva e museale, albergo e ristorante, beauty farm: queste sono state alcune delle riconversioni ipotizzate e poi scartate perché, secondo l’allora sindaco Graziano Delrio avrebbero consegnato la struttura in mani pressoché private. Da allora si è proceduto con sistemazioni parziali.
Dal 2005 sono stati spesi 470mila euro per il recupero dell’interrato e della copertura, 130mila per una prima sistemazione del parco, 850mila euro per opere di urbanizzazione e 50mila euro per panchine, giochi per bambini, fontanella, bagno, ingresso, servizio Wifi e una sala mostre al piano sotterraneo. Interrato e primo piano sono fruibili: accolgono mostre e iniziative pubbliche. Un passo in avanti sarà fatto anche quest’anno: «Dopo il terremoto 2012 la Regione ha messo a disposizione circa tre milioni per il recupero della Reggia, ma a oggi possiamo usufruire soltanto di 90mila che utilizzeremo entro l’anno per interventi di consolidamento», afferma Magnani.
Nel 2009 la Forestale scoprì che l’edificio ospitava i giacigli improvvisati di senzatetto, oltre a un ricovero di bici rubate. Mentre l’anno dopo venne occupato per qualche giorno da una quindicina di Rom: la polizia li sgomberò e ingressi e finestre dell’edificio vennero murati. Mentre ripetutamente nell’antica corte a nord del Palazzo (di proprietà privata) sono stati trovati rifiuti: il Comune ha assicurato di aver risolto il problema della bonifica.
«Il valore di quel luogo – afferma Magnani – non è tanto nell’immobile, ma nel parco, che i rivaltesi percepiscono come un luogo identitario». È ora affidata a un’associazione di cittadini, Insieme per Rivalta, la gestione della maggioranza degli eventi che si svolgono alla Reggia, con un contributo logistico del municipio. C’era una volta l’incanto, ma loro ci riprovano.

Insomma, il Comune non ha soldi per la propria storia e identità. Ma dopo un terremoto, può essere normale, prima pensare a cose più pratiche, più utili alla vita di tutti i giorni. Non fosse che, lo stesso Comune, pare i soldi li abbia, quando si tratta di spenderli per i cosiddetti ‘profughi’, una categoria ormai più della metafisica che oggetti.

Per l’esattezza, l’amministrazione prevede di spendere circa 300mila euro per l’accoglienza di una cinquantina di immigrati che dovranno risiedere in hotel o residence. O altre strutture gestite da cooperative (che strano).




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