Sud Sudan: è scannamento multietnico

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Non si fermano gli scontri etnici in Sud Sudan, stato africano arrivato all’indipendenza appena due anni fa perché i neri volevano essere indipendenti dagli arabi del nord.

Sono almeno 500 i morti che hanno creato la solita ondata di profughi.
Una trentina di sfollati si sono diretti verso la base Onu che si trova ad Akobo, nello stato dello Jonglei. La roccaforte delle Nazioni Unite è però stata presa d’assalto oggi dai miliziani fedeli all’ex presidente Riek Machar.

L’Onu ha perso i contatti con gli uomini della sua base, quarantatre peacekeeper indiani. Tre di loro, ha confermato l’ambasciatore di New Delhi alle Nazioni Unite, Asoke Mukerji, sono rimasti uccisi. Gli altri sarebbero stati trasferiti in una base dell’esercito.

Nel Paese africano si fronteggiano in questi giorni due fazioni, quella fedele al presidente Kiir, di etnia Dinka e quella che combatte invece con Machar, della tribù Nuer. Quest’ultimo è accusato di un fallito colpo di Stato.

Un rapporto stilato dalla Ong Human Rights Watch ha accusato i soldati fedeli al presidente di avere massacrato decine di civili, molti dei quali di etnia Nuer. I militari avrebbero aperto il fuoco su alcune aree densamente popolate.




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