Torino: la città dove è vietato Gesù nelle recite scolastiche

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Le tradizionali recite di Natale dei bambini, quest’anno non avranno luogo nelle scuole di Torino. In molti casi non verranno organizzate o al massimo spogliate da ogni riferimento alla Natività di Cristo, per non ‘turbare’ gli islamici che le frequentano. La decisione sembra sia stata presa dalle direzioni scolastiche, infestate di piddini, ma la ricetta è quella di Fassino, che pochi giorni fa ha detto di volere una città sempre meno italiana.

La Lega s’indigna: “In alcune scuole di Torino le recite ispirate al Natale cristiano sono state cancellate per non infastidire gli islamici”. È stato proprio lui, ieri, a lanciare l’accusa per un “fatto di una gravità assoluta, che non ha precedenti”.

“Se ciò verrà confermato il Comune, rispetto alle scuole su cui ha competenza, dovrebbe prendere posizione. La città dell’inclusione fantasticata dalla sinistra non può diventare la città della discriminazione per i cattolici”. Poi si appella all’arcivescovo Cesare Nosiglia: “Auspichiamo che anche la Curia abbia qualcosa da dire su questa vicenda e vorremmo spiegazioni, chiarezza e un intervento dell’amministrazione comunale”.

In un istituto, la preside Fiorella Gaddò dice: “Sta nella sensibilità del docente progettare attività che prevedano la piena integrazione degli allievi e che magari vadano
anche oltre l’aspetto strettamente religioso del Natale”. No, non sta agli insegnanti. Devono rispettare le tradizioni e la sensibilità della maggioranza, non quella di minoranza fanatiche e violente. Perché siamo noi a pagare loro lo stipendio.




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