Stupro ‘lieve’ a Trento: Gip pro-violentatore sconfessato da Riesame

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Era il 29 ottobre scorso quando gip Carlo Ancona di Trento rimetteva in libertà il marocchino (del quale i media si sono sempre guardati bene dal pubblicarne il nome) reo dello stupro avvenuto in pieno centro ai danni di una ragazza di 31 anni. Il gip ritenne infatti tale reato “violenza di entità minore” considerato il fatto che la ragazza era stata vista bere con il suo stupratore e che quindi per forza di cosa doveva essere consenziente. Tradotto significherebbe che fu la vittima a cercarsi lo stupratore. I media inoltre, dei quali siamo ormai abituati a leggerne i “devianti” articoli, hanno cercato di fuorviare l’azione criminosa dando una descrizione “dell’angelico” stupratore come l’ immigrato regolare, conoscitore perfetto della nostra lingua e con una salda occupazione. Come se queste condizioni avessero qualcosa a che fare con lo stupro. Non vi furono neppure proteste dalle ululanti femministe forse perché lo stupratore era un “migrante”. Fatto fu che la riconosciuta dal giudice “minore gravità” del reato permise allo stupratore di tornare libero. Un monito quindi per dire alle prossime vittime di stupro di stare attente che “non sia di minore entità”!

Oggi i quotidiani riportano la “buona” notizia che il Tribunale del riesame ha accolto il ricorso della Procura che aveva impugnato il diniego della misura cautelare del gip Ancona perché, con la concessione dell’attenuante del fatto lieve, per il marocchino si poteva ipotizzare una condanna con sospensione della pena che tradotto potrebbe significare  “libertà di stuprare purché in regime di minore entità”!

La riflessione su questo caso ci fa capire quanto nell’ambito giudiziario e nella lettura, interpretazione e applicazione delle leggi penali ci siano delle grandi divergenze dettate dalla diversa ideologia politica che dovrebbe rimanere lontana dalla professione. Che, sull’onda della difesa della multiculturalità e del rispetto alla “loro” suscettibilità, tutela a tutti gli effetti gli “eroini” del reato.