Israele non vuole diventare multietnico: “Stop a certificati di nascita per figli immigrati”

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Israele ha deciso di fermare il rilascio di certificati di nascita per i bambini nati da stranieri. Lo Stato ebraico ritiene di non essere obbligato ad emettere tale documentazione.
Una mossa che mira ad evitare che gli stranieri utilizzino i certificati di nascita come mezzo utile a rimanere nel paese.

Il piano è stato comunicato nei documenti depositati all’Alta Corte lunedi in risposta ad un ricorso contro la politica esistente: già oggi, Israele non rilascia certificati di nascita per i figli dei clandestini – o “infiltrati illegali”, come li chiamano in ebraico – e si rifiuta di includere il nome del padre nei certificati di nascita stranieri. Nell’ambito di questa politica, Israele insiste che il nome di famiglia della madre può essere documentato come il cognome del bambino. A meno non vi sia la prova del DNA di paternità (a spese della donna).

Così, le immigrate non possono usare la gravidanza per poi rimanere in Israele come madri di un mezzo israeliano (ma non ebreo, in quanto la madre non è ebraica).

Il governo israeliano dice di non avere alcun obbligo legale di rilasciare certificati di nascita ufficiali agli stranieri, e intende smettere di farlo, per evitare che gli stranieri con tale documentazione possano rivendicare il diritto a rimanere nel paese. Invece, agli stranieri, saranno rilasciati certificati in ospedale, che sono attualmente scritti a mano in ebraico. E non hanno nessun valore.

Quando Maroni cercò di imporre il permesso di soggiorno a chiunque volesse una pratica ufficiale, compresi i genitori che dovevano registrare figli all’anagrafe, venne accusato di ‘nazismo’. Andate a dire agli ebrei che sono nazisti, ora. Sarebbe divertente.




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