Partito degli Immigrati: faida etnica nel PD

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A Torino l’onorevole Stefano Esposito si autosospende dopo le parole del neosegretario Fabrizio Morri sul caso Vincenzo Iatì, segretario del circolo di Barriera di Milano che aveva nascosto il suo passato di piccoli furti.

Intanto scoppia la faida etnica. Gli albanesi scendono in piazza ad Asti, dove la commissione regionale del partito, dopo l’inusuale moltiplicazione delle tessere, ha deciso di sospendere tutti i congressi.
I rappresentanti della comunità albanese sono furiosi con il ‘loro’ partito: “Quando si è saputo che due nostri connazionali si sono candidati per diventare dirigenti del Partito Democratico abbiamo dato loro il nostro appoggio, contenti del fatto che lo statuto del Pd consente di iscriversi e partecipare alla vita del partito anche a noi stranieri. I commenti che sono usciti dopo il risultato della nostra partecipazione ci mortificano in quanto cittadini albanesi”.

Questo dovrebbe insegnare due cose: nelle società multietniche non esiste la ‘democrazia’. Esiste il ‘voto etnico’. Vari capetti di comunità straniere che controllano pacchetti di voti e li distribuiscono su loro rappresentanti. Non votano idee, votano ‘gente come loro’ perché facciano i loro interessi. Questo è oggi il Pd: il partito degli immigrati.

E’ il fallimento del ‘voto agli immigrati’ che il Pd attua nelle sue primarie, e che, non ostante l’evidente fallimento, vorrebbe estendere alle elezioni vere.




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