Rosarno è ‘terzo mondo’: un pezzo d’Italia devastato dall’immigrazione

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ROSARNO – Se siete tra quei pochi folli che credono realmente l’immigrazione sia una ‘risorsa’, fate una sosta a Rosarno. Dove anni dopo che la cittadina venne messa a ferro e fuoco da un’orda scatenata di clandestini, nulla è cambiato. E nulla può cambiare fino a che i clandestini non verranno respinti ed espulsi: perché non ci sono lavori veri, solo pseudo-lavori che non generano alcuna ricchezza per la comunità, solo per gli sfruttatori. Sfruttatori che saranno i più grandi beneficiari dell’operazione ‘Mare Nostrum’.

Nella tendopoli costruita dalla Protezione civile nella zona industriale tra San Ferdinando e Rosarno come marchetta governativa all’indomani della rivolta del 2010, i clandestini continuano a vivere nell’illegalità. Centinaia se non migliaia di irregolari o regolari che bene esemplificano l’assurdità della tesi che l’Italia ‘bisogno di immigrati’. Ne ha talmente bisogno che questi non trovano un lavoro che permetta loro di vivere decentemente, altro che accampati come nei loro paesi.

La maggior parte di questi immigrati lavora al nero per 25 euro per dieci ore di lavoro al giorno, 5 dei quali vanno al caporale: è evidente che nessun italiano può competere. Ed è evidente che, se non ci fossero immigrati, i salari dovrebbero salire fino ad un livello decente, o gli agrumi rimarrebbero sugli alberi. Con grande disappunto della n’drangheta, grande sponsor dell’immigrazione. Oppure i produttori dovrebbero meccanizzare la raccolta, come avviene nei paesi civili, con ricadute interessanti per il settore della robotica e creazione di posti di lavoro migliori rispetto a quelli di raccoglitori stagionali di frutta e verdura.

C’è poi la ‘bomba epidemiologica’, come ammette anche un certo Ousmane che si definisce mediatore culturale del nuovissimo ambulatorio che l’associazione fondata da Gino Strada, Emergency, quella delle magliette tanto trendy, ha aperto dal 15 luglio a una ventina di chilometri da qui, per fornire assistenza gratuita ai clandestini: «Se esplode un’epidemia di tubercolosi in questo campo, l’intera città rischia il contagio.».

Rosarno è ormai divenuta un pezzo di terzo mondo: inevitabile quando ne importi le popolazioni.

«Il nostro mandato è di dare assistenza non solo alle vittime della guerra, ma anche della povertà», dicono ad emergency. E loro ‘amano’ la povertà, perché li fa sentire ‘tanto buoni’: per questo sono, anche loro con Chiesa e Mafie, tra i maggiori sponsor dell’immigrazione. Permette loro di sentirsi buoni. Questi di Emergency sono quelli che magari, vi chiedono 250€ a visita quando andate nei loro ambulatori, poi le fanno gratis ai clandestini.

Spiega Freda che: «Abbiamo cominciato un paio d’anni fa, girando per le campagne con due polibus. Facevamo assistenza sanitaria di base e orientamento». Immaginate quanti anziani sarebbero lieti di godere di questo servizio nelle nostre città. Ma sono italiani, si arrangino.

Emergency ha diversi piccoli ospedali per clandesti: a Palermo, a Marghera e a Sassari e Siracusa, dove assistono quelli che sbarcano in Sicilia. Emergency rilascia agli immigrati una propria tessera sanitaria, che dalle dimensioni e dal colore somiglia a un «libretto rosso» maoista, e, ovviamente, li assiste nelle procedure per avere accesso alle cure specialistiche pubbliche. A spese nostre, non di Gino Strada. I mediatori vanno a prenderli dove vivono e li riaccompagnano a casa dopo le visite.

Che la presenza degli immigrati sia imposta dalle mafie lo confermano anche le parole di Giuseppe Lavorato, sindaco comunista e poi parlamentare che dice: «l’allontanamento violento di quei corretti commercianti che ad ogni inizio di annata agrumaria arrivavano nelle campagne e compravano gli agrumi a prezzo di mercato, conveniente e remunerativo per gli agricoltori. Con intimidazioni e minacce, la ‘ndrangheta li allontanò per rimanere unica acquirente ed imporre un prezzo sempre più basso al produttore. E nel corso degli anni si è impossessata di tutta la filiera agricola». Mafie, Emergency e clandestini: i loro interessi convergono. A rimetterci gli italiani.

Dei quali non frega nulla alle associazioni ‘umanitarie’, quelle delle magliette trendy e quelle dei giornaletti da supermercato. Loro hanno bisogno di povertà, per sentirsi buoni e per ottenere finanziamenti.

 




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