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Beffa: la Tasi costerà più dell’Imu, la sentinella Alfano si era distratta

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Come vi avevamo detto, l’abolizione dell’Imu e successive scene di esultanza da parte di Angelino Jolie erano tutte una farsa. L’Imu sarebbe infatti stata sostituita da una equivalente ‘service tax’, ora chiamata Tasi.

Ma eravamo stati troppo ‘ottimisti’. Infatti stando alla relazione tecnica della Ragioneria dello Stato, la nuova imposta sulla casa costerà più di quella precedente. Andrà a colpire anche quelle case finora esentasse perché di modesto valore catastale, con un aumento globale delle tasse di almeno 433 milioni di euro.

Con l’aliquota standard nelle casse dei Comuni finiranno 3,7 miliardi invece dei 3,3 della vecchia imposta. Cifra che lievitare fino a 9 miliardi qualora venga applicata l’aliquota massima. La Cgia di Mestre avverte: “Le case modeste pagheranno di più”

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E l’allarme lo lancia anche uno studio della Cgia di Mestre, secondo cui la nuova tassa sugli immobili colpirà maggiormente le abitazioni principali più modeste. Se, per esempio, si prende in esame alcune tipologie abitative come le A2 (civili), le A3 (tipo economico) e le A4 (tipo popolare), appare subito evidente che la Tasi sulle abitazioni popolari sarà più cara rispetto all’Imu sulla prima casa pagata nel 2012. L’imposta messa a punto dal governo Letta rischia così di penalizzare i proprietari che maggiormente beneficiavano dell’abbattimento dell’Imu grazie alla detrazione base (200 euro) e quella ulteriore di 50 euro per ogni figlio residente. “Se questa situazione dovesse trovare conferma dalla versione ufficiale del provvedimento – dice la Cgia – chiediamo alla politica di intervenire per correggere il tiro. Sarebbe una vera e propria beffa se fossimo costretti a rimpiangere l’Imu”.

E il calcolo della Cgia di Mestre trova è confermato dalla relazione tecnica del ministero dell’Economia. I 433 milioni di euro in più di tasse che lo Stato prederà agli italiani con la TASI, verranno dall’abolizione delle detrazioni aggiuntive da 50 euro per ogni figlio fino ai 26 anni e dei benefici dell’abitazione principale all’edilizia sociale e ai militari.

C’è inoltre da tenere conto che, i conti della Ragioneria generale si basano su un’aliquota dell’uno per mille. In realtà un’aliquota che rischia di essere ‘irreale’, visto che il limite per che i Comuni possono applicare sull’abitazione principale è del 2,5 per mille, e sugli altri immobili addirittura dell’11,6.

Grazie Alfano, sentinella delle tasse.




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