Centinaia di ‘prostitute islamiche’ accorrono in Siria: ‘confortano’ 100 terroristi alla volta

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Centinania di donne tunisine si sono recate – e si stanno recando – in Siria per condurre “un jihad del sesso”.
Le potremmo a ragione definire ‘puttane islamiche’, visto che il loro compito di donne oggetto, è quello di essere di ‘conforto’ ai combattenti islamici che combattono il governo di Assad.

Lo riferisce il ministro dell’Interno tunisino Ben Jeddou, che ha detto ai parlamentari durante un’audizione: “Hanno rapporti sessuali con 20,30 fino 100 militanti.

“Dopo le relazioni sessuali che hanno lì in nome di ‘jihad al-nikàh’ – (guerra santa sessuale, in arabo) – tornano a casa in stato di gravidanza,” ha continuato Ben Jeddou, seppure si è detto incerto su quante donne siano tornate incinte.

L’Islam, nel suo delirio ipocrita permette la prostituzione con i ‘matrimoni a tempo’ che possono durare il tempo di un coito, o il cosiddeto Jihad al-nikàh, che permette relazioni sessuali extraconiugali con partner multipli, ed è considerato dai salafiti musulmani come una forma legittima di guerra santa.

Sono migliaia i tunisini che, nel corso degli ultimi 15 anni, si sono trasformati in jihadisti e sparsi in tutto il mondo: Afghanistan, Iraq e Siria, soprattutto viaggiando attraverso la Turchia e la Libia.

Abu Iyadh, che guida i salafiti tunisini, è stato co-leader di un gruppo responsabile nel 9 settembre 2001 dell’assassinio in Afghanistan del leader anti-talebano dell’Alleanza del Nord, Ahmad Shah Massoud. Questo attacco, avvenuto con una missione suicida, avvenne solo due giorni prima dell’attentato delle Torri Gemelle.