Siria: Obama rischia la figuraccia

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WASHINGTON – Il presidente Barack Obama sta correndo un rischio, chiedendo al Congresso di approvare l’attacco aereo contro la Siria.

Militarmente, Assad potrebbe utilizzare il tempo, mentre Obama attende il dibattito del Congresso, per organizzarsi.

Politicamente, Obama potrebbe emergere come un leader indebolito, trovando ancora più difficile l’approvazione delle sue proposte attraverso il Congresso, tra cui le sue priorità di superamento del budget e la sanatoria di 15 milioni di clandestini.

Solo pochi giorni fa, il primo ministro britannico David Cameron ha subito una sorprendente sconfitta quando il Parlamento di Londra ha respinto la partecipazione in qualsiasi attacco alla Siria. Obama crede che il Congresso approverà la risoluzione, anche se la Casa Bianca non ha contato i voti, secondo alti funzionari dell’amministrazione.

Ma i funzionari hanno anche detto che Obama non esclude di agire di propria iniziativa, se i parlamentari non dovessero agire. Ma è improbabile, infatti, se ciò accadesse, sarebbe una ferita costituzionale che potrebbe portare alla sua messa in stato di accus.

La mossa di chiedere l’approvazione del Congresso è insolita per sua maestà Obama, un presidente che è cresciuto più a suo agio bypassando il Congresso – che è il vero potere centrale nella forma di governo americana – con l’utilizzo di decreti – chiamati ‘executive actions’ negli Usa – su questioni estere e nazionali.

Ha ritardato l’espulsione di giovani immigrati clandestini, quando il Congresso non era d’accordo. Ha ordinato al Dipartimento di Giustizia di non difendere davanti alla Corte Suprema la legge in difesa del matrimonio, portando alla decisione che la legge del 1996 che definisce il matrimonio tra un uomo e una donna era incostituzionale. E nel 2011, Obama ha ricevuto una valanga di critiche per l’intervento in Libia, senza l’approvazione del Congresso, quando la Camera ha poi respinto una risoluzione a sostegno della missione, precedentemente approvata dal il Senato.

Vedremo se la Camera a maggioranza repubblicana avrà il coraggio e l’orgoglio di liberarsi del neoconservatorismo imperialista degli anni di Bush, e aprire una nuova era.




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