Delirio gay: è ‘emergenza omofobia’

Vox
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Volteggiano gli avvoltoi delle associazioni gay sul cadavere ancora fresco di un suicida. Cosa non si fa, per meri interessi di bottega.

Omofobia,”E’ emergenza,subito la legge”
La politica si assuma le proprie re-
sponsabilità, approvi subito una legge
contro l’omofobia, come fatto per il
femminicidio. Dopo il suicidio del
14enne gay a Roma,le associazioni degli
omosessuali affermano che si tratta di
un’urgenza che non può essere negata.

Il presidente di Arcigay,Romani, chiede
di agire: “Quel gesto estremo è una
sconfitta”. E il presidente di Gaynet,
Grillini: “Mi chiedo cosa ci vuole an-
cora per approvare la legge”. La poli-
tica smetta di “giocare sulla pelle dei
gay”, afferma Marrazzo di Gay Center.

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Tipico delle associazioni omosessualiste
e della loro natura antropologica utilizzare il vittimismo per ottenere privilegi.
E’ il male della società moderna, quello di cadere nella rete del vittimismo tesa dalle minoranze iper-attive. Il gay si suicida – sintomo di malessere psichico – la colpa è della società, e serve una ‘legge contro l’omofobia’, come se il problema mentale dell’individuo, potesse essere risolto per decreto. L’immigrato sbarca clandestinamente sulle nostre coste, la colpa è nostra che non lo facciamo entrare dalla porta principale.

Chi, da adolescente, non è stato preso in giro per qualcosa? Grassi, bassi, troppo alti, con gli occhiali etc. etc., vogliamo approvare una legge sulla ‘grassofobia’ o sulla ‘quattrocchifobia’? Vogliamo arrestare i 12enni che prendono in giro l’amico grasso o l’amico gay?

E se fosse, invece, tutto causa della propaganda omofila che convince un ragazzino di essere omosessuale, distorcendone la sessualità? Se la responsabilità dei problemi psichici di questo ragazzo fossero causati proprio da tutta la propaganda gay delle varie associazioni che, dal business omosessuale, hanno tratto larghi profitti?

Intanto a Roma un 17enne è stato massacrato a coltellate da tre immigrati, ma a nessuno interessa. Non ci sono associazioni e media di distrazione di massa che fanno della sua ‘esperienza’ una vittima sacrificale.