L’assessore renziano e la fidanzata romena, prostituta

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Giorni fa, Matteino Renzi insistette che l’assessore renziano alla mobilità Massimo Mattei s’era dimesso per motivi di salute, e chiunque avesse pensato il contrario era solo una malelingua. Renzi ha palesemente mentito. E’ ovvio che sapeva di quello che stava accadendo, e se non sapeva, è ancora peggio.

Perché le cose che escono dalle indagini della procura sull’ormai ex assessore, non possono fare pensare ad una ‘coincidenza’, tra la sua uscita e la prostituta romena, tal Adriana, a cui Mattei aveva dato gratis la casa di una cooperativa di cui era presidente in quanto dirigente Pd, e in cui la puttana riceveva clienti.  Ora si scopre che in passato, la prostituta romena, era stata anche la ‘fidanzata’ dell’assessore: che vero ‘democratico’ con la compagna ‘migrante’.

Intanto agli atti finiscono alcuni sms e una conversazione tra lui e la romena.

Il panorama che viene fuori dalle intercettazioni, è di uno squallore indicibile. Donne trattate come ‘pezzi di carne’, magnaccia e puttanieri che hanno della donna lo stesso concetto che un macellaio può avere di una lombata. Tipico del femminismo ipocrita da partito democratico.

Nei messaggi la ragazza chiede al politico quando possono vedersi per fare «un po’ d’amore», mentre la telefonata, «i cui contenuti sono stati ritenuti utili alle indagini», è del tutto omissata. Si legge solo il numero progressivo (3889) e «Mattei chiama Adriana», poi gli inquirenti hanno sbianchettato. Curiosamente pochi giorni dopo, in seguito a una breve «vacanza» londinese, Adriana si lamenta con un cliente, dice che «mi stanno succedendo delle cose» e ipotizza di cambiare telefono. E per nove giorni non viene intercettata. Ma non ha cambiato numero, è il gestore che «per errore» ha sospeso le registrazioni tra la mattina del 19 marzo e il pomeriggio del 28. E a proposito di omissis, anche la conversazione tra Adriana e un amico a proposito del rapporto consumato con un collaboratore dell’assessore in una sala conferenze del comune viene cancellata.

Tra gli indagati c’è anche Barend Krausz, il procuratore di calcio noto per aver scoperto Roberto Baggio e anche perché avrebbe aiutato Oriali a trovare un (falso) passaporto comunitario per l’interista Alvaro Recoba a inizio millennio. Finisce nelle carte perché per gli inquirenti «gestisce» lo sbarco in Italia di due escort sudamericane che, dopo un lungo tour in Italia, arrivano a settembre 2011 all’hotel Mediterraneo, gestito dai due fratelli (indagati) Taddei. Il 7 settembre, Barend è intercettato con un collega, l’agente Fifa Eugenio Ascari. I due «parlano di calcio», poi l’argomento cambia, ma il linguaggio no. Barend: «Senti, arriva l’ala sinistra argentina in prova eh». Ascari: «Quando arriva questa puledrona?». B: «Eh settimana nuova».

L’«ala argentina» Natalie, il 22 settembre, viene invitata da un certo Antonio a un evento: «Stasera ti prepari, va bene? Se non hai da fare bisogna andare dove ti avevo detto lì al Beccaio che c’è la squadra della Fiorentina che fa l’aperitivo lì. Era per prendere, per vedere di lavorare, capito?».

Marco Taddei, uno dei fratelli-albergatori, il 21 giugno 2011 racconta di aver regalato a tal Ugo, per i 50 anni, «un biglietto con scritto “Vale un tromberò”, completo di indirizzo e numero di una certa Maria».

Per gli inquirenti il gioielliere Franco Bellini tiene i contatti con le escort, cerca di trovarne di nuove e «all’occorrenza, il suo negozio diventa un luogo di incontri hot». E nemmeno gli amici gli fanno buona pubblicità. Marco Taddei racconta che Franchino sta spingendo una barista che «non ha il coraggio di fare il salto a farsi pagare», e conclude: «Lo arrestano per prostituzione, prima o poi».

Organizzando un festino, Taddei e Bellini filosofeggiano. Franco: «Bisogna divertirsi, tanto tra ducento anni non ci siamo più, vero ciccio?». Marco: «Franco, tanto i soldi meglio spesi lì che tanto so puttane uguale anche le altre».

E’ piuttosto evidente del perché, ampi settori della politica siano favorevoli a Schengen e alla libera circolazione di uomini – soprattutto donne – denaro e merci. Perché il Pd sia stato in prima linea nel non applicare le clausole di garanzia alla circolazione dei Romeni in Italia: puttane a iosa.

E ora fanno finta di nulla. Quello non sapeva, quell’altro non voleva e nessuno ha colpa. Un intero sistema prostitutivo, un puttanaio organizzato. Al centro, il Pd fiorentino.




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