Siria: prove di guerra mondiale

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La decisione di Washington di armare gli estremisti sunniti musulmani della Siria ha precipitato l’America in un conflitto tra sunniti e sciiti del Medio Oriente islamico e in un vespaio che potrebbe essere quello che la guerra civile spagnola fu, per le potenze europee degli anni ’30.

Per la prima volta, l’America si è schierata con gli estremisti sunniti contro gli sciiti e le altre minoranze – cristiana compresa – della regione. Ha sostenuto la ribellione dei qadisti siriani, e ha approvato la sanguinosa repressione saudita e del Bahrein contro gli sciiti in rivolta in quei paesi.

Secondo l’Independent è stata presa una decisione militare in Iran – anche prima delle elezioni presidenziali della scorsa settimana, visto che chi comanda è la Guida Suprema – di inviare un primo contingente di 4.000 Guardie Rivoluzionarie iraniane in Siria per sostenere le forze del presidente Bashar al-Assad contro i sunniti. L’Iran è ormai pienamente impegnato a preservare Assad, secondo fonti filo-iraniane che sono state profondamente coinvolte nella sicurezza della Repubblica Islamica, fino al punto di proporre di aprire un nuovo fronte ‘siriano’ sulle alture del Golan contro Israele. Il quale aveva tutto l’interesse a non creare “caos” in Siria e che è combattuto tra l’appoggio all’America e il timore della nascita di uno stato sunnita fanatico ai suoi confini settentrionali.

Negli anni a venire, gli storici si chiederanno come l’America – dopo la sconfitta in Iraq e il ritiro umiliante dall’Afghanistan in programma per il 2014 – abbia potuto infilare se stessa così stupidamente in una guerra intestina islamica che risale al VII secolo dopo la morte del Profeta Maometto. Gli effetti profondi di questo grande scisma tra sunniti che riconobbero il padre della moglie di Maometto, come il nuovo califfo del mondo musulmano e gli sciiti, che considerarono il genero Ali come suo legittimo successore – una battaglia che dal VII° secolo ha inondato di sangue il mondo islamico – continuano in tutta la regione ancora oggi. Non solo. Si chiederanno anche come, gli Usa, abbiano potuto schierarsi con gli estremisti sunniti di Al Qaida contro un governo laico e pluralista come quello di Assad. Con gli estremisti contro le minoranze cristiane.

L’alleanza dell’America include ora gli stati più ricchi del Golfo, i vasti territori sunniti tra l’Egitto e il Marocco, così come la Turchia e la fragile monarchia giordana. Re Abdullah di Giordania – invasa, come tante nazioni vicine, da centinaia di migliaia di profughi siriani – potrebbero ora trovare se stesso dentro la battaglia siriana. Oltre 3.000 militari americani sono ora di in Giordania ammassati al confine siriano, e il tentativo di creazione nella Siria meridionale di una ‘no fly zone’ – contrastata da batterie antiaeree siriane di fabbricazione russa – trasformerà una crisi in una guerra che potrebbe avere implicazioni disastrose.

Dall’altra parte ci sono l’Hezbollah libanese, il regime alawita di Damasco e, naturalmente, l’Iran. E in Iraq, una nazione in gran parte sciita che l’America ha, in una strategia schizofrenica, ‘liberato’ dalla minoranza sunnita di Saddam Hussein nella speranza di bilanciare il potere sciita dell’Iran, è – contro tutte le previsioni degli stolti analisti militari degli Stati Uniti – caduta sotto l’influenza e il potere di Teheran. Sciiti iracheni così come i membri di Hezbollah, hanno entrambi combattuto a fianco delle forze di Assad.

E poi c’è la Russia, che è troppo vicina per disinteressarsi. La capitale cecena dista 500km. e le implicazioni di uno stato islamico fanatico ai suoi confini meridionali sarebbero disastrose. Un piccolo conflitto prima “civile” e poi regionale potrebbe trasformarsi in una guerra globale.

L’Impero ci sta portando sull’orlo dell’abisso.




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