Deliri teutonici: obbligatorio chiamare “professoressa” i professori maschi

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Solo ieri il Papa aveva definito i termini politicamente corretti come “lingua dei corrotti” : “I cristiani non devono usare incline all’ipocrisia, ma farsi portavoce della verità del Vangelo con la stessa trasparenza dei bambini”. Ma a Lipsia siamo oltre. Così oggi sappiamo che la neolingua è anche il linguaggio utilizzato dagli squilibrati mentali.

Come definire altrimenti la decisione dell’ateneo di Lipsia – quando il pesce puzza, inizia dalla testa – nella ex-Ddr, dove per decisione in stile orwelliano, da oggi in poi i titoli accademici verranno espressi solo al femminile, anche per i docenti maschi. Anche gli uomini saranno “professoresse”: cose da clinica psichiatrica.

Per tutti si dovrà dire (e scrivere su carte intestate, biglietti da visita, siti web) Professorin,Wissenschaftlerin o Rektorin, cioè professoressa, ricercatrice e rettrice.

Se il ministro dell’istruzione del Lander della Sassonia non si opporrà, l’università di Lipsia sarà la prima università al mondo – e non sarà l’ultima vista la china demenziale dell’occidente –  ad imporre un regolamento che definire “bizzarro” è poco.

“Questo è femminismo, una lingua che non fa bene al rigore del sapere e non porta contenuti buoni”, protesta il giurista Bernd-Ruediger Kern.

Ma come sempre,  a proporre questa pietosa distorsione della realtà attraverso l’uso demenziale della neolingua è un uomo, non una donna. Lui si chiama Kosef Kaes, è professore di Fisica e non stupirà vederlo esibirsi su un carro al prossimo gay pride tedesco: “È stata un’idea spontanea”, dice. E’ il segno del declino: ad Einstein venivano idee come la quantizzazione dell’energia, al suo omologo attuale, idee di questo tipo.

La demenza al potere.




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