Fratelli Mussulmani chiamano al “jihad” contro Assad l’infedele

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Yusef al-Qaradawi guida spirituale del movimento dei Fratelli Musulmani in tutto il mondo ha chiamato al jihad contro Assad e il suo governo in Siria. Schierandosi così con Al-Qaida e i governi occidentali.

Il religioso, che non a caso vive in Qatar, e sempre non a caso è stato un sostenitore della cosiddetta “primavera araba”, ha avvertito che l’Ira sciita sta – letteralmente – cercando di “mangiare” i musulmani sunniti, che sono la maggioranza nel mondo musulmano.
Ha dipinto gli Alawiti, i seguaci della setta eretica sospettata di essere cripto-cristiana a cui il presidente siriano Bashar al-Assad appartiene, come “infedeli peggiori di cristiani o ebrei”. Ha usato anche il termine volutamente sprezzante “Nusayris” parlando di loro.

Ha attaccato l’Iran e definito Hezbollah, il cui nome si traduce come Partito di Dio, come il “Partito di Satana”, nel sostenere il regime di Assad. “Non c’è terreno comune tra le due parti, perché gli iraniani, soprattutto conservatori, vogliono mangiare i sunniti,” ha detto.

L’opposizione siriana è dominata da terroristi islamici sunniti come la maggioranza della popolazione siriana, in guerra con le varie minoranze del paese. Alawiti e Cristiani in primis.

E lo scontro è sempre più su linee entico-religiose. Le milizie alawite fedeli al loro correligionario Assad sono responsabili di attacchi contro i villaggi sunniti dove si nascondono i terroristi, che considerano gli sciiti e gli alawiti come eretici e che, nei giorni scorsi, hanno profanato una serie di santuari sciiti in un territorio in mano ai ribelli, tra cui le tombe di Ammar ibn Yasir in Raqqa e di Hujr bin Uday al-Kindi vicino a Damasco.

I leader alawiti hanno apertamente chiesto di “ripulire” le zone sunnite – in coincidenza con gli attacchi dei miliziani alawiti contro la città sunnita vicino a Baniyas.

La guerra in Siria ha evidenziato le divisoni etniche e religiose della regione, spaccandola lungo linee confessionali, con i sunniti arabi del Golfo e del Nord Africa che sostengono i ribelli, e l’Iran sciita e le comunità sciite, cristiane e delle altre minoranze in Libano e in Iraq che sostengono Assad, perché terrorizzate dal possibile avvento del wahabismo di matrice saudita che le vedrebbe tornare al periodo delle persecuzioni.

La città di Tripoli, nel nord del Libano ha già visto scontri tra sunniti e alawiti, mentre si è registrato un aumento della violenza settaria in Iraq, dove molti sunniti hanno legami tribali in Siria, ma il governo rappresenta la maggioranza sciita ed è vicino all’Iran.

Ovviamente: la “diversità” è forza. Come dice la Kyenge. E i fratelli musulmani iscritti al Pd.




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