Fiat fugge in Gb per non pagare le tasse

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La nuova holding Fiat dei mezzi pesanti quotata a Wall Street sposterà la sede
fiscale in Gran Bretagna. In questo modo la holding pagherà il 20% di tasse, invece del 36% da pagare in Italia, favorendo così il flusso di dividenti verso gli azionisti.

All’Italia verranno a mancare tra i 500 e i 600 milioni di euro. E’ la Globalizzazione, che è poi il sogno di tutti i capitalisti dalla preistoria ad oggi: poter produrre in Cina, pagare le tasse alle Cayman e vendere in Italia. Ed è il motivo per il quale i giornalisti, che lavorano in giornali che ai capitalisti appartengono, sono così fanatici della Globalizzazione: li pagano, per esserlo.

Con “capitalisti”, parliamo degli Elkann e di di chi guida le multinazionali. Vere e proprie idrovore di benessere. L’imprenditore nazionale invece, non può produrre in Cina, e deve pagare le tasse in Italia. C’è una totale disarmonia tra grande capitale – spesso intrecciato con il sistema bancario – e piccole medie imprese. Dicotomia di interessi e obiettivi.

Le multinazionali non hanno più alcuna relazione con i paesi nelle quali sono nate. Google non paga che tasse ridicole negli Usa, parcheggiando gli utili nei paradisi fiscali. E similmente agiscono Microsoft e Apple. Ormai la ricchezza non si diffonde nel territorio, perché non c’è alcun legame tra “territorio” e “multinazionale”.




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