I “maschi dominanti” sono di destra, i “deboli” di sinistra

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Uno studio degli scienziati  dell’Aarhus University e della California University , ha rilevato che gli uomini più mascolini e più sviluppati fisicamente sono più propensi a prendere una posizione politica di “destra”, mentre gli uomini più femminei e deboli sono più inclini a schierarsi a “sinistra”. Ovviamente con “destra” e “sinistra” si intendono posizioni ideali e non meramente partitiche, adatte per “etichettare” e semplificare schemi non semplificabili.

I ricercatori hanno scoperto che le motivazioni politiche possono infatti avere legami evolutivi con la forza fisica e la mascolinità.

La forza superiore del corpo maschile predice le opinioni politiche sul perseguimento del proprio interesse, secondo la ricerca. I principali ricercatori – gli scienziati Michael Bang Petersen, di Aarhus University in Danimarca, e Daniel Sznycer, dell’Università della California negli Stati Uniti, ritengono che il collegamento può riflettere tratti psicologici che si sono evoluti in risposta ai nostri ambienti ancestrali, tratti che continuano ad influenzare il comportamento di oggi.

Il professore Petersen afferma che: ‘Anche se molti pensano alla politica come un fenomeno moderno, ha – in un certo senso – sempre avuto a che fare con la nostra specie.’ Nei giorni dei nostri primi antenati, le decisioni circa la distribuzione delle risorse non sono state effettuate in palazzi di giustizia o uffici legislativi, ma attraverso dimostrazioni di forza.

Con questo in mente, il professor Petersen e il professor Sznycer ipotizzano che la forza del corpo –  fondamentale nell’habitat in cui ci siamo evoluti per  difendere o acquisire risorse – sarebbe direttamente correlata con l’opinione degli uomini circa la redistribuzione della ricchezza. I ricercatori hanno raccolto dati su dimensioni muscolari, status socio-economico e il supporto per la redistribuzione economica in centinaia di persone negli Stati Uniti, Argentina e Danimarca. In linea con le loro ipotesi, i dati hanno rivelato che gli uomini ricchi più sviluppati fisicamente, erano meno propensi a sostenere la redistribuzione, mentre gli uomini ricchi meno sviluppati erano più propensi a sostenerla. Interessante notare che gli uomini “deboli” e poveri, erano meno propensi a sostenere la redistribuzione: evidenziando quindi un legame tra “debolezza fisica” e perseguimento del proprio interesse. E una correlazione positiva tra “forza” e perseguimento del proprio interesse, sia come individui che come gruppo.

Petersen afferma che: ‘Nonostante il fatto che Stati Uniti,  Danimarca e Argentina hanno sistemi di welfare molto diversi, vediamo ancora che – a livello psicologico –  gli individui ragionano circa la redistribuzione del benessere nello stesso modo. ‘In tutti e tre i paesi, i maschi fisicamente forti perseguono costantemente la posizione di “maschio dominante” sulla redistribuzione.’

Gli uomini meno sviluppati, d’altra parte, erano meno propensi a sostenere il loro proprio interesse. Gli uomini ricchi di questo gruppo hanno mostrato una minore resistenza alla redistribuzione, mentre gli uomini poveri mostravano meno supporto. Professor Petersen ha detto: ‘I nostri risultati dimostrano che i maschi fisicamente deboli sono più riluttanti dei maschi fisicamente forti a far valere il proprio interesse – proprio come se dispute sulle politiche nazionali fossero una questione di scontro fisico diretto tra un piccolo numero di individui, piuttosto che un’astratta disputa elettorale tra milioni ‘.

Questo potrebbe spiegare anche le differenti posizioni nel campo dell’immigrazione. I primi difendono il “proprio ambiente” che è il proprio interesse,  i secondi no.

I ricercatori non hanno invece trovato – come ovvio – alcun legame tra lo sviluppo muscolare e le opinioni politiche nelle donne. Professor Petersen ha sostenuto che questo è probabilmente dovuto al fatto che, nel corso della storia evolutiva, le donne avevano meno da guadagnare, e anche di più da perdere, nell’impegnarsi in aggressione fisica diretta. I risultati indicano che una prospettiva evoluzionistica può contribuire a illuminare le motivazioni politiche, almeno quelle degli uomini. 

L’ambiente nel quale ci siamo evoluti, determina i nostri comportamenti moderni.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Psychological Science. 




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