Partiti catatonici: “bravo, bene bis” “facci male”. Tutti pazzi per Kim-Il-Napolitano

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Sembra di essere tornati all’inizio del governo tecnico. I partiti sono totalmente appiattiti e in pieno disarmo, i media di distrazione di massa all’unisono salutano l’avvento del nuovo Dictator che ci salverà e i mercati – propriamente pilotati – festeggiano.

Inizia, B.: «Napolitano? Discorso straordinario e ineccepibile. E’il discorso più straordinario che io abbia mai sentito nella mia vita politica. In vent’anni di vita politica è il miglior discorso che ho sentito, un discorso da meditare »
E ci credo, glielo ha scritto lui.
Poi B. si scaglia contro i grillini: «Analfabeti della politica, burattini allo sbaraglio guidati da uno squilibrato»

E Franceschini, reduce dall’umiliazione al ristorante, gode per la sana parentesi sadomasochista, sono stati «SCHIAFFONI SALUTARI» , dice.
E poi prosegue in tono quasi “erotico”: «È un gigante. Ora tutti devono rispondere o sì o no. Io rispondo sì». Lui risponde si, e già lo vedi in lattice nero dire si, al “gigante napolitano”.
Il suo compagno di partito, ll senatore Nicola Latorre, è invece in crisi d’astinenza: «È stato il discorso di un grande uomo al totale servizio dello Stato e delle istituzioni. È un’iniezione nelle vene di politica e responsabilità. Dobbiamo davvero essere riconoscenti al presidente Napolitano per tutto quello che ha fatto, che sta facendo e che farà per il nostro Paese». Siamo, riconoscenti.

Ma poi, i piddini tornano dall’eccitazione chimica a quella erotica, infatti, per la senatrice democratica Anna Finocchiaro «è stato un discorso severo e modernissimo, ha preso di petto tutte le questioni, dalla mancata approvazione della legge elettorale alle riforme affossate dal Pdl».

Si rifà viva, anche la salma Casini, che pare Vendola: «A chi diceva che Napolitano è vecchio io rispondo: lui è il più giovane di tutti noi. Ha messo tutti davanti alle proprie responsabilità, mai si è vista tanta forza morale, incisitivà e correttezza istituzionale. Ora chi è andato a chiedergli di rimanere, chi lo ha pressato per fare ciò che non voleva, ha il dovere morale – è la conclusione del centrista – di fare subito un governo. Altrimenti siamo nel regno dei buffoni». E lui è il Re.




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