Faida Pd: “D’Alema mi ha ordinato di rubare”

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Massimo D’Alema, c’è lui dietro all’affaire Serravalle. Quello che molti avevano sempre intuito, sembra ora venire alla luce: c’era lui dietro l’acquisto a prezzi gonfiati fatto da Penati al tempo della sua presidenza della Provincia di Milano.

Renato Sarno, architetto 67enne ex-braccio destro di Penati, incriminato dai pm monzesi come “collettore di tangenti e uomo di fiducia di Penati nella gestione di Milano-Serravalle” ha fatto il nome di Massimo D’Alema.

Ricordiamo la vicenda: nel 2005 la Provincia di Milano con Penati a capo acquistò da Marcellino Gavio azioni della società autostradale Milano-Serravalle. E le acquisto ad un prezzo esorbitante, fuori mercato. Perché?
Secondo quanto riferito da Sarno ai magistrati, Penati disse: “Io ho dovuto comprare le azioni di Gavio. Non pensavo di spendere una cifra così consistente, ma non potevo sottrarmi perché l’acquisto mi venne imposto dai vertici del partito nella persona di Massimo D’Alema“.

E’ del tutto evidente che nell’affare è coinvolto anche Bersani – “vertici del Partito democratico” –
In sostanza la Provincia di Milano comprò il 15% della Milano-Serravalle pagandola 8,9 euro per azione, mentre Gavio aveva pagato 2,9 euro ad azione. Circa 238 milioni di euro di guadagno, è così che si creano reti di clientale a sinistra, utilizzando denaro pubblico. Soldi che poi lo stesso Gavio utilizzava per “sostenere” la “scalata” dell’Unipol di Giovanni Consorte (ricorderete “abbiamo una banca”) alla Bnl prima di essere bloccata per aggiotaggio dai pm milanesi.

Penati smentisce, D’Alema smentisce. Ovvio. Pd e Pdl sono molto simili, c’è però una differenza nel metodo col quale agiscono nel campo della corruzione. Quella del Pdl sembra “non organizzata”. Ci sono singoli – tanti – individui come Fiorito che mangiano alle nostre spalle o prendono tangenti. Quella del Pd è “istituzionalizzata”: usano soldi pubblici, come in questo caso gonfiando il valore dell’acquisto, creando un giro opposto di tangenti che parte dai nostri soldi e arriva a loro. E’ più “strutturale”, probabilmente perché il Pd ha ereditato tutta la struttura clientelare del Pci-Pds-Ds, unico partito sopravvissuto a Tangentopoli.

Certo la tempistica di questa “accusa” e la sua uscita sul corrierino – che per primo ha dato la notizia – è interessante. Qualcuno nella faida tutta piddina ha voluto azzopparlo prima del grand prix del Quirinale: un nome a caso, Prodi.




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