TOSCANA COSTIERA: UNA ZAVORRA PER FIRENZE.

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E’ questo il sentimento dei Toscani della fascia costiera della Toscana, dopo l’ annuncio da parte di Trenitalia della soppressione di tutte le Frecce Bianche e quindi la scomparsa dei collegamenti veloci verso Roma e Genova. Un colpo al cuore della Toscana Costiere, un colpo al cuore alla sua economia, al turismo, in una congiuntura economica che definire drammmatica e’ poco. Abbiamo inoltre un sistema autostradale fallimentare con l’ autostrada A 12 tra le piu’ care d’ Italia come pedaggi, e con quei famosi 4 Km di raccordo autostradale a Rosignano che costano oltre 10 centesimi a Km… E a tale scopo, le forze politiche appena entrate in Parlamento dovrebbero presentare interrogazioni e Dossier su tutto il complesso sistema degli appalti e relativi oscuri interessi che hanno portato alla realizzazione di quest’ opera stradale ormai obsoleta e che reca danni incalcolabili all’ ambiente specie in Maremma. I partiti appena insediati in parlamento dovrebbero chiedere anche a Trenitalia il perché dello smantellamento della linea ferroviaria Tirrenica che vede il progressivo taglio dei collegamenti veloci per il Nord e per il Sud’ d’ Italia, mettendo alle spalle Trenitalia: bene ragionano in termini di profitto ed allora privatizzare completamente Trenitalia , obbligarla a mettersi sul mercato, e soprattutto ” camminare con le proprie gambe ” ed eliminare i monopoli nel settore del trasporto ferroviario, fino ad oggi dominato in posizione di monopolio da Trenitalia. La concorrenza fa bene e con Trenitalia privatizzata eviteremo anche di assistere al fenomeno di dirigenti ex sindacalisti delle ferrovie riciclati come amministratori e dirigenti, con emolumenti di centinaia di miglaia di euro, a confronto con pessime gestioni societarie e dei servizi. Come servirebbe piu’ concorrenza nei trasporti marittimi, dove il gestore privato unico Toremar in regime di convenzione e regionale, non riesce ad assicurare servizi efficenti ai residenti dell’ Arcipelago Toscano. Perché la Toscana non ha costituito come la Sardegna una societa’ di navigazione a partecipazione azionaria regionale in grado di sfidare il monopolio ed il caro traghetti??? A queste vicende che riguardano i collegamenti viari stradali e ferroviari, si aggiungono le vicende della portualita’ toscana in crisi, con il porto di Livorno lasciato insabbiare da un gioco di veti incrociati Compagnia dei Lavoratori Portuali, e imprese private con l’ assoluta deriva di governance dell’ Autorita’ Portuale di Livorno, con risultato che la foce dello Scolmatore insabbiata determina l’ inagibilita’ della Darsena Toscana e quindi perdita di ulteriori traffici portuali. Il Porto di Piombino nonostante il decreto bluff da 140 milioni di euro, emanata dal governo Monti agonizzanti, non crediamo riuscira’ ad aggiudicarsi i lavori della demolizione del Costa Concordia, perché la concorrenza di Civitavecchia e Palermo e’ spietata e questi porti hanno i fondali idonei per ospitare il relitto. Con questa perdita Piombino rischia una gravissima crisi occupazionale tra dismissione delle acciaierie e crisi del Porto connessa, ecco perché la regione Toscana ed il governatore Rossi sperano disperatamente nel decreto Clini da 140 milioni, perché senza quello a Piombino si chiude. Marina di Carrara e’ un altro porto dove si registra la crisi della cantieristica pesante. Anche in questo caso si e’ deciso di affossare i cantieri Nuova Apuania, aprendo alla cantieristica leggera, ma chi ci assicura che nel futuro saranno salvati i livelli occupazionali? Chi ci assicura che all’ interno del Porto di Marina di Carrara non siano in gioco interessi immobiliari speculativi ad occupazione zero, gli stessi che hanno cementificato il Porto di Livorno con la fallimentare operazione ” Porta a Mare ” e connesse costruzioni di orrende villette a schiera spacciate per foresterie al Porto Mediceo, operazione fallimentare che ha determinato la scomparsa della riparazioni navali pesanti al porto di Livorno e seguenti perdite occupazionali di centinaia di posti. Per questo da Grosseto alla Lunigiana cominciano a diffondersi preoccupanti segnali di ostilita’ al potere Fiorentinocentrico ed e’ tutto un pullulare di movimenti e comitati che chiedono la fusione amministrativa con il Lazio, in Maremma, o con la Liguria in Lunigiana. Segnali inequivocabili di contestazione e protesta di Toscani delusi dalla fallimentare maggioranza di sinistra che malgoverna la Regione Toscana
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Fonte: Il Monitore Toscano