La minaccia di D’Alema: «Grillo spaventa gli investitori, bisogna ridurlo».

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C’è l’inconfessabile timoredi Pier Luigi Bersani. La paura che il sorpasso di B. possa materializzarsi. Non solo al Senato, ma persino alla Camera. Quello che fino a pochi giorni fa poteva sembrare uno scenario da fantapolitica è diventato un tema per bocca dello stesso leader democratico, che esorcizza lo spauracchio della sconfitta a sorpresa dicendo che «se vince Berlusconi il Paese va contro un muro».

E ieri sul Sole 24 Ore Roberto D’Alimonte ha parlato di Montecitorio come della «vera incognita» di queste elezioni, ragionando sull’ipotesi che molti italiani abbiano deciso di votare per Berlusconi (o per Grillo) senza però rivelarlo, per riserbo o pudore. Per il politologo il combinato disposto tra la «lenta erosione» di consensi subita da Pd e Sel negli ultimi due mesi e il recupero del Cavaliere può riaprire la partita alla Camera, dove per strappare agli avversari il premio di maggioranza basta un voto in più.

Così nel Partito democratico scatta l’allarme “Grillo”. Al Nazareno c’è preoccupazione perché la crescita di Grillo non si ferma, soprattutto nelle regioni del Centro e del Sud: un’onda che può erodere consensi tanto al Pdl quanto al Pd.
Massimo D’Alema lo ha capito tra i primi. «Grillo al 18 per cento è un indicatore inquietante – avverte l’ex premier -. E minaccia: bisognerebbe ridurlo, perché spaventa gli investitori».




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