Kuwait come l’Italia: arrestati per diffusione di idee su internet

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Vietato parlare male dell’emiro, soprattutto su Twitter. Le autorità hanno emanato un’ondata di arresti con l’accusa di “insulti” al regnante Sabāḥ al-Aḥmad al-Jāber Āl Ṣabāḥ, diffusione di false notizie e danneggiamento dell’immagine del Paese. La condanna più forte, 10 anni di prigione, è stata finalizzata in via definitiva dalla Corte Suprema contro l’attivista Orance al-Rasheedi accusato di utilizzare Twitter e Youtube per diretti insulti all’emiro che la stessa Costituzione definisce “immune e inviolabile”. Oggi è stata la volta di tre ex parlamentari dell’opposizione, Falah al-Sawagh, Bader al-Dahoum (nella foto il secondo da destra) e Khalid al-Tahou, condannati a tre anni di prigione. I tre si appelleranno all’organizzazione dei diritti umani kuwaitiana per violazione delle leggi sulla libertà di espressione. Solo ieri un altro kuwaitiano era stato condannato a cinque anni di carcere con l’accusa di insulti su Twitter.

Ma il ministro dell’Informazione, Salman Al Sabah, nega qualsiasi repressione dei diritti fondamentali e sottolinea che il Kuwait garantisce processi giusti “a tutti i cittadini a prescindere dal ruolo che ricoprono”. Finora il Kuwait era stato più tollerante di altri Stati del Golfo nei confronti del dissenso ma la riforma elettorale ha innescato un’ondata di proteste mai vista prima nell’Emirato.

Come in Italia anche in Kuwait si arrestano i dissidenti, la cosa strabiliante è che i giornali italiani ne parlano con meraviglia, quasi inconsapevoli che lo stesso avviene qui. A dimostrazione di come sia difficile rendersi conto della deriva autoritaria di una sistema, quando si è interni allo stesso.




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