Ingroia e Di Pietro attaccano: “il Pd ha preso tangenti”

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L’ex pm accusa i vertici del Pd: “C’è un malsano intreccio tra politica ed affari”. E fa il filo a Vendola per creare una coalizione di sinistra estrema: “Sei ancora in tempo, tirati fuori…”
E anche il compagno Di Pietro attacca, “So per certo che coloro che governavano la banca avevano un obbligo addirittura paragiuridico ciascuno di finanziare ciascuno pro quota esponenti del Pd”. Ed è vero, si si parla di milioni di euro versati negli anni dai manager di Mps a esponenti del Pd.
Soldi necessari a mantenere un consenso clientelare soprattutto in Toscana. E anche Renzi non può fingere di non “sapere”.

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E per Di Pietro sarebbe scandaloso rimandare le indagini a dopo le elezioni per non “danneggiare” il Pd: «In questa situazione l’idea di fermare le indagini fino alle elezioni, è una di quelle cose che non devono succedere in un Paese civile. Bisogna sapere prima e adesso: i cittadini hanno diritto di sapere chi, del mondo della politica, sta dietro a questo brutto affare, per punire i responsabili politici». Anche perché i cittadini, e quindi gli elettori, hanno diritto a sentirsi defraudati in prima persona dal pasticciaccio senese, perché i soldi dati per salvare Mps sono stati tolti dalle tasche dei cittadini ed è stato «un prestito fasullo perché non saranno mai restituiti». Poi un ultimo graffio a Monti: «Da una parte fa bene la magistratura ad andare avanti fino in fondo e dall’altra bisogna che il governo venga immediatamente in Parlamento per riferire come sono andate le cose effettivamente».